Scheda Film
C’è un’apparente anomalia nella scelta dell’argomento degli unici due film a soggetto interamente dedicati alla Guerra di Spagna realizzati sotto gli auspici del regime fascista: Carmen fra i rossi (1939) di Edgar Neville e L’assedio dell’Alcazar (1940) di Augusto Genina. Si tratta, in entrambi i casi, di coproduzioni italo-spagnole girate in due versioni per i rispettivi mercati con varianti significative dovute a ragioni di opportunità politica. Fin qui nulla di nuovo. La sorpresa sta nel fatto che gli italiani non ebbero alcun protagonismo negli avvenimenti bellici che le ispirarono. […] Ma nel delicato biennio 1939-1940 il duce aveva scelto di blandire Franco per non perderne l’appoggio e vanificare così l’enorme sforzo profuso in Spagna. […]
L’assedio dell’Alcazar rispondeva dunque alle urgenze propagandistiche del momento. Genina, dal canto suo, seppe interpretare abilmente il complicato intreccio di interessi, anche commerciali, della pellicola con una sapiente contaminazione di generi (commedia, melodramma, film di guerra) e un’estetica a tratti documentaria.
Il soggetto viene affrontato come declinazione del topos del forte assediato […]. Il che consente di incardinare il racconto su un valore diffusamente condiviso anche in Italia a livello popolare: la difesa della cattolicità minacciata dal bolscevismo ateo. La diegesi è classica. Un manipolo di militari, tra cui alcuni cadetti e un numero imprecisato di falangisti, si barrica nella fortezza asburgica che domina Toledo disposto a resistere fino al sacrificio della vita in nome della riscossa della Spagna tradizionale incarnata da Franco. […]
Il discorso è articolato, sul piano simbolico-ideologico, in modo manicheo, con il primo termine – ‘positivo’ – associato ai golpisti: disciplina/caos, nobiltà/volgarità, patria/bolscevismo, fede/ateismo. Identico franamento hanno i personaggi: decoro e coraggio caratterizzano i ribelli, trasandatezza e viltà i difensori del governo legittimo, con qualche concessione ai militari di entrambi gli schieramenti quanto a dignità.
Il film piacque non solo al pubblico e alla critica che lo premiò a Venezia con la Coppa Mussolini, ma anche ai vertici del Ministero della Cultura Popolare che, dopo l’entrata in guerra dell’Italia, più che mai esprimeva il punto di vista di Mussolini.
Daniela Aronica, “Quaderni del CSCI”, n. 12, 2016