Scheda Film
L’Âge d’or è anche – e soprattutto – un film sull’amour fou, sull’impulso irresistibile che, in ogni circostanza, spinge l’uno verso l’altra un uomo e una donna che non possono mai unirsi.
Luis Buñuel
L’Âge d’or è dunque un film storico, anzi un kolossal alla DeMille, e aveva ragione Dalí a osservare, compiaciuto, che sembrava un film hollywoodiano: ci sono Gesù Cristo e l’antica Roma, vescovi, governatori e ministri, amori e delitti. E il suo paesaggio è il mondo intero: il mare e le montagne innevate, il deserto e la città, la cattedrale e il palazzo.
Ma se sotto questo aspetto L’Âge d’or è già uno dei grandi film di Buñuel, paragonabile per ambizione teorica e respiro storico solo a La via lattea di quarant’anni dopo, e in ogni caso è il suo primo film professionale, esso è anche il suo ultimo film surrealista, almeno in senso stretto e militante. Benché rifiuti ancor più visibilmente del precedente Un chien andalou la maniera del cinema d’avanguardia e i suoi vezzi stilistici, esso resta per molteplici aspetti, dalla produzione mecenatesca alla proclamata libertà espressiva che lo caratterizza, un film estraneo a ogni genere e convenzione, e anche a ogni legge, civile e morale. […] Il surrealismo lo penetra a ogni livello, a partire dalla serie ricchissima di associazioni paradossali e di immagini assurde: i vescovi officianti sulla scogliera, la mucca in camera da letto e il carro agricolo in salone, l’ostensorio sull’auto e i preti nell’orchestra, le persone che portano una pietra sul capo […], per finire con la serie di cose, persone, animali e vegetali scagliati dalla finestra, fra cui una giraffa, l’animale ‘naturalmente’ surrealista, protagonista di un’opera quasi teorica di qualche anno dopo. È un vero e proprio catalogo illustrato del surrealismo, di cui forse però quel buttare annuncia già la liquidazione.
Alberto Farassino, Tutto il cinema di Luis Buñuel, Baldini & Castoldi, Milano 2000
Il restauro in 4K è stato eseguito a partire dai negativi nitrato scena e suono originali e da elementi di conservazione. Alcuni fotogrammi dell’elemento nitrato in stato di decomposizione sono stati sostituiti grazie al precedente restauro analogico realizzato nel 1993 daL Centre Pompidou. È stata usata anche una copia di proiezione d’epoca come riferimento per la calibrazione. Il negativo nitrato scena originale è stato scansionato mediante immersione, e il negativo suono è stato restaurato rispettando il sistema ancora imperfetto di post-sincronizzazione del 1930. Il restauro della colonna sonora a densità variabile – registrata all’epoca negli studi Films Sonores Tobis Paris, con sede nei laboratori Éclair – è stato eseguito dallo studio L.E. Diapason. Si è voluto rispettare il formato sonoro originale, 1,20, conservando i difetti insiti nelle riprese: aloni, velature, effluvi di sviluppo, peli e rigature in fase di ripresa, sovraesposizioni. Alcune inquadrature provenienti da filmati di repertorio sono più granulose e rigate rispetto alla bellezza di certe sequenze girate ex novo. La visibilità di questi difetti sulla versione restaurata mantiene chiaro il contesto di lavorazione e la voglia di sperimentazione dell’autore. La Cinémathèque française sta lavorando al restauro di altri due film di Luis Buñuel, Un chien andalou e Las hurdes.
Hervé Pichard e Céline Ruivo