Scheda Film
Ce film est dédié à Lillian et Dorothy Gish (François Truffaut)
“Con Alexandre scompare tutta un’epoca del cinema. Si abbandoneranno gli studi, i film saranno girati per le strade, senza divi e senza copioni. Non si faranno più film come Je vous présente Paméla”. Non è la più bella dichiarazione che Truffaut possa fare, in un ‘film di sintesi’ come La Nuit américaine – la definizione è sua –, per celebrare, retrospettivamente, la nouvelle vague, di cui è stato uno degli artefici? Je vous présente Paméla, con Alexandre (Jean-Pierre Aumont) nel ruolo del padre che ruba la moglie al figlio Alphonse (Jean-Pierre Léaud) è il film (a) nel film (b) intitolato La Nuit américaine: il film-campione a, vecchio stile, immaginato da Truffaut come una superproduzione all’americana girata negli storici studi La Victorine a Nizza, con tanto di star, scenari ricostruiti e dispendio di trucchi e illusionismi. Per cui b è il dietro le quinte di a, con gli attori, non più di cinque – più il regista Ferrand impersonato dallo stesso Truffaut, il produttore, la script girl e alcuni tecnici –, che alla fine delle riprese svestono i panni della cronaca d’ambiente inglese (in a Alphonse ucciderà Alexandre in effigie, in b Alexandre morirà davvero in un incidente d’auto) e tornano a essere se stessi, alle loro vicende personali, spesso, come nel caso di Léaud, ingarbugliate al punto da creare interferenze tra a e b. È in questo sottile gioco metacinematografico che consiste il fascino di La Nuit américaine, in questo suo continuo incrociare a con b, con un gioco speculare in virtù del quale, grazie a b, Truffaut può svelare gli artifici di a: da quelli tecnici, come appunto la nuit américaine, il trucco, nato negli studi hollywoodiani, della metamorfosi del giorno in notte (day for night) con l’adozione di un semplice filtro ottico, a quelli recitativi, con l’emozione della vita reale che si sublima in cinema, pienamente risolto in se stesso. Perché “i film sono più armoniosi della vita, i film avanzano come treni nella notte, e arrivano sempre a destinazione”, dice Ferrand/Truffaut all’eterno cucciolo Léaud, sempre a un passo dal diventare adulto e sempre incapace di compiere quel passo.
Sergio Arecco