Scheda Film
La Maternelle, co-diretto con Jean Benoît-Levy, rimane il film più noto della produzione registica di Marie Epstein. Il film esplora la relazione affettiva tra una giovane donna, Rose (Madeleine Renaud), e una bambina, Marie, allieva della scuola d’infanzia in cui lavora Rose e segnata emotivamente dall’abbandono della madre. Come nei film in cui lavora con il fratello Jean, Marie Epstein gioca sui temi della femminilità e della maternità che si oppongono alla passione erotica; anche se la regista non si è mai dichiarata una femminista, il suo lavoro resta segnato da un’attenzione e una sensibilità particolari per i personaggi di donne e di conseguenza dalla messa in luce di un punto di vista femminile non comune nel cinema francese del periodo.
Due gli aspetti centrali del film. Il primo è l’attenzione a un desiderio altro rispetto a quello erotico che normalmente informa le traiettorie del film narrativo: l’irruzione dentro le immagini dello sguardo infantile e femminile rappresenta una novità rispetto ai canoni del film narrativo classico e un tentativo di evasione rispetto alle linee conduttrici del cinema europeo mainstream degli anni Trenta. Il secondo punto è rappresentato dall’embrionale ‘discorso sullo sguardo’ impostato da Marie Epstein. Embrionale perché nel suo lavoro manca la volontà di porre la visione come quesito in modo esplicito; c’è però un emergere del momento della visione in quanto tale, che passa attraverso la tendenza documentaristico-pedagogica di molto cinema francese degli anni Trenta e viene alla luce da un lato attraverso l’uso degli strumenti stilistici messi a punto dalla première garde e dall’altro si modella nelle forme originali della rappresentazione di una soggettività e di un desiderio inediti. In questo senso in La Maternelle si può ravvisare un’attenzione penetrante al movimento del guardare e alla costruzione dello ‘sguardo che fa il film’ che senz’altro costituisce una tappa non trascurabile nella riflessione sulla visione cinematografica.
Chiara Tognolotti