Scheda Film
[Dopo I vampiri], nel 1959 Bava, da direttore della fotografia, salvò un’altra produzione Galatea, La battaglia di Maratona. Questa volta la Galatea decise di mostrare la propria riconoscenza a Bava affidandogli una regia ufficiale. […] Bava e i suoi sceneggiatori Ennio De Concini e Mario Serandrei, pur mettendo in scena vampiri, si rifecero a fonti diverse e ancora intatte: un racconto poco noto di Gogol’, Il Vij. […]
In Gogol’ c’è già il motivo della fascinazione (in senso esplicitamente sessuale) del male, ma il tema del doppio è solo accennato. In Bava vi è invece una dualità bene/male scissa in due persone diverse (Asa/Katia). La scelta di fare interpretare alla stessa attrice, Barbara Steele, i due personaggi di Asa e Katia, male e bene, è solo l’artificio più visibile per creare ambiguità e confusione. […]
Un altro mezzo che ha Bava per costruire un mondo fantastico incerto e ambiguo è il movimento: si intende della macchina da presa. Scegliere di girare piani sequenza sopra il minuto e complicati da dolly e carrelli elaborati anziché spezzare la sequenza in piani medi e campi/controcampo, significa in primo luogo narrare con evidenza realistica una storia fantastica. […]
La maschera del demonio è anche un film che rappresenta il fantastico e l’orrore con la massima concretezza corporea: superando anzi i confini del rappresentabile vigenti all’epoca, tanto da avere problemi di censura in alcuni paesi. […]
Più che I vampiri, dove l’elemento orrorifico era ancora timido, La maschera del demonio è il film che fa nascere l’horror italiano, un genere che durò fino al 1966 circa, mai destinato a grandi incassi, ma seguito (con maggiore entusiasmo) anche fuori dal nostro paese. I registi post-baviani trassero inoltre da La maschera del demonio le atmosfere gotiche e il gusto morboso, trasformandolo a volte in necrofilia da fumetto. Se non sempre seppero creare uno stile, come aveva fatto Bava, non ebbero nulla da invidiare alle produzioni britanniche coeve, e comunque diedero vita a un fantastico originale, dove i fantasmi della psiche sono più minacciosi di quelli dell’oltretomba.
Alberto Pezzotta, Mario Bava, Il Castoro, Milano 1995