Scheda Film
Aprendosi con immagini in Super8 di flessuose ragazze che illuminano una spiaggia con i loro giochi, La Captive coglie, in poche inquadrature, qualcosa del fascino esercitato da Albertine e dalle sue amiche dalla sessualità un po’ torbida sul narratore della Recherche. Ispirandosi a La prigioniera, Chantal Akerman fa naturalmente suo questo miscuglio proustiano di chiusura in un luogo ovattato – l’appartamento del giovane Simon – propizio all’introspezione delle coscienze, e apertura allo spettacolo delle attività umane (in particolare quelle di Ariane, l’amata), affascinante e angosciante nel suo modo di rivelare l’estensione di un territorio ignoto e perennemente irraggiungibile. La regista belga trasforma Parigi in seducenti scenografie teatrali che non mancano di richiamare il mondo fittizio e giocoso di Nuit et jour, e così facendo circoscrive i luoghi mentre Simon tenta di prendere possesso della sua amante. Ma giocando la carta di un fantastico molto ‘ruiziano’ e filmando i pedinamenti di Ariane da parte di Simon come altrettanti fantomatici vagabondaggi, Akerman mostra anzitutto ciò che al giovane sfugge. Nella Captive, i fuori campo in cui risuona il canto di Ariane acquistano una presenza ammaliante che suggerisce ancor più l’ampiezza del disastro per Simon: tutto un mondo sentimentale da cui è escluso. In questo senso il film mette in scena una mirabile cartografia del movimento dell’anima innamorata: cercare ostinatamente di dominare la totalità dell’essere amato per poi scoprire abissi insondabili e perdersi in essi.
Claire Vassé