Scheda Film
Negli anni Settanta, quando realizza per la Rai la miniserie composta da quattro episodi La porta sul buio, Dario Argento è attratto dalla possibilità (soprattutto tecnica) del mezzo, nonché dalla chance di arrivare, con le sue creazioni e i suoi incubi, a un pubblico molto più vasto e popolare; dall’altra è condizionato da evidenti reticenze autocensorie e dalla sotterranea convinzione della inadeguatezza di un contenitore troppo familiare per la trasgressività e l’‘enormità’ dei cerimoniali delittuosi e delle allucinazioni mortuarie abituali nelle sue messe in scena. Il ‘controllo formale’ e tecnico sul prodotto è insomma subordinato, in questo caso, a un più forte controllo estetico e linguistico. I due episodi Testimone oculare e Il tram finiscono così per risultare forme divulgative […] delle ossessioni e delle tematiche contenute nell’iniziale trilogia ‘zoonomastica’; Argento si presenta di persona, appunto per ‘garantire’ la temperatura del prodotto, ancora una volta emulo di Hitchcock, e parla con tono pacato e quasi rassicurante di delitti incanalati nella normalità della vita quotidiana, nelle efficienti metropoli italiane […]. Non a caso ambedue gli episodi (il primo scritto e sceneggiato, il secondo anche diretto da Argento con lo pseudonimo di Sirio Bernadotte) mostrano una decisa ‘normalizzazione’ delle pratiche e dei moventi del delitto. […]
Il tram è la storia di un innamorato geloso e respinto che vuole vendicarsi. Siamo ben distanti dalle alterazioni cromosomiche, dalle menti sconvolte, dalle perversioni sessuali che accompagnano gli assassini dei primi lungometraggi. […] In compenso Argento ripropone il proprio interesse per l’atto conoscitivo del guardare, nelle differenze e negli scarti, dietro le apparenze e dentro le immagini: soprattutto in Il tram, che nel commissario Giordani, interpretato con smagata ma solo apparente ingenuità da Enzo Cerusico, trova la figura più compiuta e ostinatamente ‘terrena’ di detective argentiano, è evidente l’ansia dell’iterazione meccanica, della ricostruzione per evincere il particolare rivelatore, sempre sfuggente.
Roberto Pugliese, Dario Argento, Il Castoro, Milano 2011