Scheda Film
Rigenerare Il taglio del bosco, prodotto dalla Rai per il programma di Raffaele La Capria Racconti dell’Italia di oggi, non solo permette di godere appieno la visione di un’opera, di mostrare la perizia e le qualità dei tecnici impiegati dalla nascente televisione pubblica in Italia, ma è anche l’occasione per riflettere sull’incontro di percorsi e personalità, diverse tra loro, che hanno segnato la seconda parte del secolo scorso. A partire dal lungo racconto omonimo di Carlo Cassola, pubblicato nel 1950, scritto nel biennio precedente, “concepito come una vicenda puramente esistenziale, la vicenda, appunto, di un taglio di bosco”, come racconterà lo scrittore, ma funestato da un grave lutto che trasformerà l’atto del taglio del bosco nel “semplice sfondo di un sentimento particolare, il dolore del protagonista per la morte della moglie. L’esistenza dei compagni, quest’esistenza fatta di nulla, di gesti quotidiani, di discorsi quotidiani, è per Guglielmo lo specchio della sua condizione precedente, lo specchio della sua felicità perduta”. La storia di Guglielmo, interpretato da Gian Maria Volonté, in uno dei suoi primi ruoli da protagonista, un uomo con due figli che ha perso la moglie pochi mesi prima, ha una forte valenza autobiografica per lo scrittore e partigiano Cassola. Anche per Cottafavi Il taglio del bosco ha un forte legame con un aspetto non sempre considerato della sua vita: la passione per la montagna. Come racconta suo figlio Francesco, Vittorio Cottafavi fin da giovane si è inerpicato sulle montagne, le ha scalate, ha trovato attraverso queste pratiche nuovi punti vista da portare nei suoi lavori da regista. Il film è stato girato a Tirli, in provincia di Grosseto, con gli abitanti e i boscaioli del posto. Come scriveva Adriano Aprà su “Filmcritica” nel settembre del 1963, “Cottafavi ha operato coraggiosamente in due direzioni: da una parte adeguare Gian Maria Volonté ai non professionisti, dall’altra eliminare in questi ultimi le incertezze e la mancanza di tecnica per conservarne integra la presenza e la verità espressiva”.
Fulvio Baglivi