PROIEZIONE

Il passato è un paese fantasma – Tempi

Il passato è un paese fantasma – Tempi

In questa proiezione

I RECENTI SCAVI DI OSTIA

Cast and Credits

Prod.: Sindacato Istruzione Cinematografica. DCP. D.: 15’. Col.

Scheda Film

Ostia antica sembra una città fantasma, spolverata dopo un evento apocalittico. Il film ci invita alla contemplazione delle sue splendide vestigia e cerca, con alacre spirito didattico, di popolarla di vita: “Raccoglieva 60.000 abitanti, commercianti, banchieri, armatori, funzionari dell’annona, impiegati del porto, barcaiuoli, facchini, gente d’ogni paese”, si premura di informarci con una didascalia, per poi restituirci ciò che resta dei luoghi in cui tutta questa varia umanità faceva acquisti, sacrificava agli dei, si abbandonava allo svago. Ma per animare di personaggi quelle strade immote c’è bisogno della nostra privata fantasia. Come se il film dovessimo completarlo noi.
Torquato Tasso, in tali imprese immaginifiche, eccelle fino ai bordi del delirio. La Terra Santa è una paesaggio fiabesco da plasmare e perlustrare con la forza del pensiero. Nella prima inquadratura, la sua stanza diventa il palcoscenico sul quale scorrazzano fanciulle, paladini e saraceni ectoplasmatici. La chiesa lo bolla di eresia, l’amore proibito lo inguaia, gli intrighi di corte lo sbattono in una concretissima prigione (buona parte del film è girato nel castello di Ferrara). Facciano pure: la forza dell’invenzione artistica è un’arma più potente.
Lo impara a proprie spese il sedicente artista al centro dell’intrigo greco antico di The Rival Sculptors. Il suo problema? Essere al tempo stesso un cattivo scultore e uno scultore cattivo. Le due cose van di pari passo, inestricabilmente. Il corpo della giovane che egli brama far sua sfugge agli abbracci. Il marmo in cui vorrebbe immortalarla sfugge ai tocchi dello scalpello. L’obbrobrio statuario che ne esce è il riflesso di un vano distruttore d’arte, troppo arido per dialogare coi fantasmi.
A proposito: le prime inquadrature di Volga i Sibir sembrano una nebbia allucinata dove gli spettri sgomitano per affiorare alla nostra vista. Scherzi del decadimento chimico. Ma anche, forse, un ammonimento: raccontare è dare un senso all’entropia, nell’impossibilità di cambiarne il corso. La copia sopravvissuta (un’edizione italiana di un film russo del 1914, non proprio un caso comune), oltre ai problemi già accennati, è giunta a brandelli. Li avremo ricomposti in buon ordine? Ovviamente lo speriamo. Altrimenti sarà un’altra gustosa versione delle eroiche e sanguinarie vicende di Ermak Timofeevič, il conquistatore della Siberia. Non siamo neanche sicuri che sia morto, per colpa dei fotogrammi mancanti nel finale.

Andrea Meneghelli

Copia proveniente da

Crediti di restauro

Restaurato da Cineteca di Bologna presso il laboratorio L’Immagine Ritrovata a partire da una copia positiva nitrato imbibita conservata presso EYE Filmmuseum

Altri film in proiezione