Scheda Film
Scegliendo di focalizzarsi sull’episodio che racconta il contrastato amore tra Berta Scacerni e Orbino Verginesi (che occupa buona parte di Mondo vecchio sempre nuovo, la terza e ultima parte del fluviale romanzo di Bacchelli Il mulino del Po), Lattuada vuole in questo modo sottolineare la propria ambizione: fondere l’affresco storico e sociale con il melodramma passionale. Per farlo elimina lo sfondo fatalistico-provvidenziale che Bacchelli aveva mutuato da Manzoni e accentua invece la lettura della prima industrializzazione delle campagne (con lo scontro tra la modernità delle trebbiatrici e la vecchia tradizione contadina) e il nascente conflitto di classe con la nascita delle leghe socialiste. Ma lo alterna con la partecipe descrizione del mondo dei suoi protagonisti, i mugnai Scacerni e i contadini Verginesi, sottolineando di ognuno pregi e difetti, dedizione al lavoro e avidità, senso della famiglia e orgoglio. In questo modo il film sa attribuire ad alcune figure una forma epica – la testarda determinazione di Cecilia, la madre di Berta, e l’irresponsabile irruenza di suo figlio Princivalle – e ad altre una dimensione romanzesca – i tormenti amorosi di Berta e Orbino, ma anche le folcloristiche figure di Smarazzacucco e Scantafrasca – capaci di inframezzare (e irrobustire) il flusso del racconto e le sue ambizioni storiche. Senza che mai l’uno o l’altro di questi elementi prenda il sopravvento. E quello che ai tempi veniva letto come un limite (la sapiente mise en cadre delle inquadrature, accusate di ‘calligrafismo’) oggi deve essere letta come la volontà di equilibrare l’affresco storico e il melodramma, capaci di mettere in risalto la fisicità dei corpi ma anche dei paesaggi (le straordinarie scene dei campi di grano, contesi tra le donne in sciopero e i soldati mandati a falciarli). Così da conferire al racconto “una valenza epica e morale che fa del Mulino del Po una delle punte più alte del cinema di Lattuada” (Adriano Aprà).
Paolo Mereghetti
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