Scheda Film
Continuiamo il percorso, già intrapreso con una sessione presentata al Cinema Ritrovato 2014, tra i paesaggi italiani raccolti dai cineoperatori di inizio Novecento, nel quadro di un progetto di ricerca e restauro che la Cineteca di Bologna sta portando avanti in collaborazione con alcuni prestigiosi e generosi archivi europei. Lo incorniciamo tra due brevi frammenti di giocolieri dell’arte tabagista, decisamente avulsi dal contesto, ma a nostro avviso irresistibili. La prima tappa del viaggio, Italien (1911), non è propriamente un film, ma un taglia e cuci operato da non si sa quale mano che mette insieme inquadrature provenienti da materiali eterogenei. Ci pare una sorta di specchio di quello che il pubblico internazionale percepiva dell’Italia: un variegato minestrone in cui incontriamo bellezze paesaggistiche tra mari e monti, monumenti urbani carichi di storia, medioevo e modernità, straccioni pittoreschi e rappresentanti del bel mondo. Ciò che questo film affastella ricostruendo geografie immaginarie (dove si troverà la “Gredenigo” evocata da una delle didascalie?), altri titoli isolano in viaggi più circoscritti, tra i palmizi palermitani, le brezze lacustri del nord, il lungarno fiorentino, i sentieri alpini cari a Casa Savoia. Quando ci si sposta a Catania, i fumi dell’Etna evocano distruzioni antiche, che il cinema dell’epoca dimostra spesso di amare, e la documentazione si affida a un apparato di trucchi che potrebbero comodamente trovare posto in un peplum catastrofista. L’Italia dei regnanti è anche presa da un sogno espansionista che guarda aldilà dell’Adriatico. Il Montenegro si ritaglia un ruolo di paese amico, suggellato dallo sposalizio tra Re Vittorio Emanuele III ed Elena, figlia di Nicola I. Al principio degli anni Dieci, i cineoperatori italiani si trovano più volte a superare il breve tratto di mare che separa i due paesi, e approdano tra scabri paesaggi lunari e corti impettite, stringendosi fraternamente a fianco dei montenegrini nella prima guerra balcanica contro gli Ottomani, scoppiata nel 1912.
In coda, un eccezionale documento che ci restituisce, tra spontaneità e messa in scena, momenti della vita privata di Giacomo Puccini: lo vediamo odorare rose nel giardino della sua villa di Torre del Lago, mettere in atto la sua passione per le automobili, suonare il pianoforte, cacciare su una barchetta tra i canneti. Il film è stato ritrovato fortunosamente dal regista Paolo Benvenuti nel corso delle sue ricerche per Puccini e la fanciulla: era in una valigia appartenente a Giulia Manfredi, l’amante segreta del compositore, in mezzo alle lettere d’amore.
Andrea Meneghelli