Scheda Film
Nei suoi momenti migliori Federico Fellini mescolò scenari reali e fantasie soggettive. I clowns, Roma e Amarcord non si limitano a registrare impressioni superficiali, ma diventano insiemi di memorie del passato privato e collettivo (come gli anni Trenta fascisti), di fantasie e di paure.
I clowns, che sarebbe potuto essere una piccola rievocazione nostalgica di un mestiere scomparso, si erge a Weltanschauung e a meditazione sul circo della vita con i suoi artisti consapevoli e inconsapevoli. In questa maniera I clowns si allarga – sempre con la mediazione di una visione soggettiva – a descrivere una società che ha bisogno dell’umorismo per nascondere e dimenticare per un attimo un orrore onnipresente.
Alcuni film di Fellini erano esplicite trasposizioni di incubi. Con esiti più originali, Fellini si specializzò anche in affreschi improntati a uno stile personalissimo: a Satyricon, I clowns e Amarcord seguì uno dei suoi film più belli, Il Casanova, nel quale la visione storica veicola una spietata sensibilità moderna e la consapevolezza dell’autoinganno.
Il documentario felliniano era una categoria a se stante che si addentrava nel regno della finzione. Già in Bloc-notes di un regista Fellini era affascinato dall’idea del ‘finto documentario’, che da quel momento divenne una modalità essenzialmente felliniana. Una simile scelta era nell’aria: dopo Pasolini, Marker, ecc., venne F for Fake. Per qualche ragione, fu lì che ebbe inizio l’approccio ironico alla ‘verità’.
La soggettività rimase il più grande talento di Fellini, anche quando creò spettacoli barocchi. I clowns divenne un film sull’orrore di allestire uno spettacolo e sul tema ricorrente degli artisti in declino. Le registrazioni fedeli degli spettacoli vi appaiono inframmezzate a malinconiche scene d’infanzia e a episodi come quello del vecchio clown alcolizzato che scappa dall’ospizio per andare al circo, dove muore. Anziché una cronaca gioiosa sul ritorno dei grandi comici, I clowns offre una meditazione esistenziale su fama e oblio, verità e illusione, giovinezza e vecchiaia, vita e morte.
Peter von Bagh, Elokuvan historia [History of the Cinema] (1975/2004) e dagli appunti postumi (2014), traduzione di Antti Alanen