Scheda Film
Questa House of Strangers è una casa percorsa da forti tensioni. Mankiewicz, che ha appena chiuso il capolavoro Lettera a tre mogli, riscrive da capo la sceneggiatura di Philip Yordan, bocciata da Zanuck; il sindacato non gli permette di figurare nei credits come unico autore; lui ritira il nome, e nei titoli appare il solo Yordan. A cose fatte, alcune famiglie italoamericane minacceranno querele alla Fox, ritenendosi chiamate in causa dalla storia del patriarca che sbarca da Palermo povero in canna e nel corso d’una generazione mette su una potente banca attraverso pratiche d’usura. Peggio ancora, proprio in casa Fox, sara lo stesso presidente Spyros Skouras a nutrire il tarlo che de te fabula narratur. Cupo intreccio familiare (padre contro figli, fratelli contro fratelli) che il codice hollywoodiano sottrae d’un soffio all’esito tragico, House of Strangers posa sull’etnia come destino uno sguardo di rara brutalita. Tutto e claustrofobico, nefasto, ripugnante: enormi piatti di spaghetti che nessuno ha voglia di mangiare, il Barbiere di Siviglia che risuona con tetra buffoneria, un busto stilizzato ma che pare proprio il duce, mentre un italiano pronunciato malissimo sgorga insopprimibile – la vendetta attorno a cui tutto gira non puo chiamarsi vengeance, solo la parola italiana ne restituisce peso e terribilità. Le giunture narrative scricchiolano, l’amore di Richard Conte, il più presentabile dei fratelli (e della razza sua il primo che ha studiato) per la luminosa, ironica Susan Hayward fatica a trovare il punto di fusione col dramma endogeno della famiglia Monetti. Edward G. Robinson espone un corpo prevaricatore ma indifeso al grumo di affetto e odio filiale, e il senso dello spazio di Mankiewicz e sopraffino. La buia panoramica che risale le scale di casa e le ferite della memoria. L’appartamento di Hayward dove Conte entra dopo sette anni, lei non c’è ma l’atmosfera è densa di lei, struggente, presessuale, la nuvola di cipria, la vestaglia sul letto, il flacon aux abeilles di Guerlain sul tavolino – profumo di vera donna americana, che fin dal primo incontro lo aveva turbato, come la possibilità intravista di un’altra vita. Cinque anni dopo, Philip Yordan avrebbe vinto l’Oscar firmando il soggetto del remake western La lancia che uccide.
Paola Cristalli