Scheda Film
Il 1998, anno in cui l’esuberante musical rock Hedwig and the Angry Inch di John Cameron Mitchell e Stephen Trask debuttò in un piccolo teatro del West Village newyorkese, non è ancora storia recente. E il film che nacque nel 2001 da quello spettacolo dal vivo è per gli anni che stiamo vivendo importante e corroborante, un’opera piena di umorismo ed euforica energia che indica una via da seguire. Cosa fa di un uomo un uomo e di una donna una donna, e quali radiose possibilità possono esserci nel mezzo? A tutti capita di soffrire, prima o poi, ma che fare di quella sofferenza? Lasciare che ci distrugga o che ci renda più forti? C’è tragedia e tradimento in questa storia su una cantante di nome Hedwig, nata maschio ma costretta a sottoporsi a un pasticciato intervento illegale di cambio di sesso. L’amarezza di Hedwig si accentua quando il ragazzo di cui si innamora le ruba le canzoni e diventa una star del rock-and-roll. […]
Per tutta la durata del film Hedwig oscilla tra vulnerabilità e rabbia. La sua storia esaspera e commuove, ma è anche divertente, nella misura in cui l’esagerazione della tragedia finisce per produrre esiti comici. Ed è questo il segreto dell’impresa: il cuore di Hedwig è stato spezzato più volte, ma lei si rialza e torna più combattiva che mai, e sa trarre il massimo effetto dalle proprie disavventure. Altrettanto si può dire di Mitchell. Come protagonista fa faville; come regista si diletta tra glitter e intensità emotiva: Hedwig non è un film a grosso budget, ma la sua messa in scena e il suo stile non hanno nulla di trascurato o di esitante. Hedwig e il suo gruppo – chiamato (ovviamente) Angry Inch in onore del suo residuo di mascolinità – passano da un ristorante economico all’altro, e la storia della nostra eroina si arricchisce ogni volta di un nuovo ricamo.
Stephanie Zacharek