Scheda Film
Il tredicesimo film Hou Hsiao-hsien, si discosta con audacia dai lavori precedenti. È il suo primo film a essere ambientato completamente al di fuori di Taiwan, soggetto implicito o esplicito dei suoi titoli precedenti, in particolare quelli della trilogia composta da Città dolente (1989), Il maestro burattinaio (1993) e Good Men, Good Women (1995), ma anche l’allegoria agrodolce di Son’s Big Doll, suo influente contributo al film a episodi The Sandwich Man (1983). Dopo essersi concentrato prevalentemente su famiglie e paesaggi, Hou confeziona un Kammerspiel tutto ambientato nei bordelli della Shanghai di fine Ottocento e adattato da un romanzo di Han Bangqing dal suo sceneggiatore abituale, Chen Tien-wen.
Hou ha già mostrato notevoli affinità stilistiche con Yasujiro Ozu. Qui abbiamo un film in cui i piani sequenza, i movimenti di macchina e la tematica legata al mondo della prostituzione suggeriscono un Kenji Mizoguchi privo di melodramma. Ma nella misura in cui i film precedenti di Hou affrontavano questioni di identità – storiche ed esistenziali – legate al passato di Taiwan, Paese occupato e colonizzato a più riprese da Cina, Giappone e Stati Uniti, Hai shang hua ritrova tematiche simili nelle interazioni tra prostitute (le ‘ragazze fiore’), madame (o ‘zie’) e clienti ricchi e potenti.
È tipico dell’atteggiamento distaccato di Hou nei confronti di potere, economia e sentimenti il fatto che tra quelle interazioni il regista non includa i rapporti sessuali, scegliendo invece di concentrarsi su conversazioni stimolate da cibo, tè e oppio. Inoltre disperde la nostra attenzione tra vari bordelli, ragazze, madame e clienti senza incoraggiarci a soffermarci su una figura particolare.
Jonathan Rosenbaum