Scheda Film
Un paio d’anni dopo mi hanno contattato dagli studios e mi hanno chiesto: “Ti va di fare un altro Gremlins?”. Non credo proprio, ho detto. Così hanno cercato di farlo loro. Hanno speso un bel po’ di soldi tentando diversi approcci, ma senza mai riuscire a capire cosa funzionasse nel primo film. Alla fine, hanno ricontattato me e Mike Finnell, il produttore, e hanno detto: “La prossima estate vogliamo far uscire un altro Gremlins, se accetti ti lasciamo fare quello che vuoi”. Quella promessa mi ha convinto a tornare all’ovile. Fare tutto quello che volevo in un film commerciale, con circa il triplo dei soldi del primo film, era molto allettante. […] Mi hanno lasciato fare il film che volevo io, anche se in realtà non lo hanno capito. Per esempio, non riuscivano a capire perché volevo che i gremlin ‘rompessero’ la pellicola. Hanno detto: “Se ne andranno tutti”. Ho detto: “No, non se ne andranno. È uno scherzo!”. Nel corso degli anni ho scoperto che rompere la quarta parete è sempre più difficile. È diventato molto difficile essere brechtiani in modo esplicito. […] Sia come sia, l’ho fatta franca e mi hanno lasciato fare il film, che per me era un film più personale.
Joe Dante, in Michael Sragow, Interview: Joe Dante, “Film Comment”, 18 febbraio 2015
George Bush era presidente da diciotto mesi quando nel giugno 1990 uscì Gremlins 2: The New Batch […] I tempi erano cambiati e la ruota stava girando. […] La recensione di Janet Maslin per il “New York Times” era intitolata They’re Back. (But Much Nicer): “Sono tornati. (Ma sono molto più buoni)”. Gremlins 2 “provoca solo raramente paura o disgusto” annunciava. Inoltre, possedeva “molta più verve, intelligenza e buonumore del film su cui si basa”. […] Cos’era cambiato? Rispetto al suo progenitore, Gremlins 2 era altrettanto rivoltante e violento, e perfino più cinico. (Il piccolo Gizmo si rivela un fan di Rambo.) I mostriciattoli non si erano ravveduti – però invece di attaccare un’‘innocente’ città di provincia si accanivano sulla perfida Wall Street. Di fatto, messi da parte i mostri, in Gremlins non c’era un cattivo (i cattivi eravamo noi); Gremlins 2 invece assegnava all’avido Clamp, un po’ palazzinaro alla Donald Trump un po’ barone dei media alla Ted Turner, il ruolo del (redimibile) cattivo dell’era reaganiana. […] Chi poteva resistere a quello che è forse il pezzo forte più elaborato di tutta l’opera di Dante – uno schermo pieno di gremlins che cantano New York, New York, disponendosi in coreografie alla Busby Berkeley o ballando la conga? Anziché rovinare la festa, le strategie autoriflessive di Dante non facevano che aumentare il divertimento.
J. Hoberman, The Gremlins Franchise: Standing Spielberg on His Head, in Joe Dante, a cura di Nil Baskar e Gabe Klinger, Österreichisches Filmmuseum/Synema, Vienna 2014