Scheda Film
Good Sam è l’ultimo dei film religiosi di McCarey e forse il più tormentato. Anch’esso si articola in una serie di episodi vagamente collegati tra loro e incentrati sulle difficoltà e le tribolazioni di una di quelle famiglie della classe media che stavano cominciando a definire l’America del dopoguerra (e che di lì a poco sarebbero state rispecchiate dalle commedie televisive). Good Sam è abitato da zone d’ombra come il quasi contemporaneo La vita è meravigliosa di Frank Capra, compresa una vigilia di Natale che sorprende il virtuoso eroe al verde e ubriaco mentre contempla il suicidio.
Considerato il più affine a McCarey tra tutti i suoi protagonisti, Sam Clayton (Gary Cooper) è un buon samaritano moderno, il quale scopre che seguire il codice della carità cristiana nel 1948 significa esporsi a un esercito di scrocconi e parassiti pronti ad approfittare della generosità altrui. Tocca a sua moglie Lu (una Ann Sheridan affettuosa, femminile e pratica) tenere in piedi la famiglia, almeno finché Sam non decide di dar via i soldi destinati all’acquisto della casa tanto sognata.
Il film pone un problema insolubile – è possibile vivere bene nel mondo di oggi? – e fatica a trovare una giusta conclusione. McCarey girò e visionò diversi finali prima di scegliere quello che conosciamo: una lunga e divagante sequenza che comprende un misto ‘alla McCarey’ di bevute, cantate in compagnia e strisciante spiritualità (sotto forma di una banda dell’Esercito della Salvezza) e conduce a un momento culminante in cui le risate si mischiano alle lacrime.
NB: Esiste una versione del film sostanzialmente diversa e della durata di 130 minuti che lascia molto più spazio al talento di McCarey per l’improvvisazione. In essa figura una magnifica scena in cui la famiglia è intenta a guardare film di famiglia e accenna un gioco a ripiglino, e un flashback in cui Lu racconta il suo primo incontro con Sam. Possiamo solo sperare che questa versione venga un giorno restaurata e resa disponibile per la proiezione.
Dave Kehr