Scheda Film
Se Maddalena è uno dei vertici del mélo anni Cinquanta (da leggere magari in parallelo con L’angelo bianco), il vero testamento spirituale di Genina è Frou-Frou, girato dal regista ormai malato su sceneggiatura di A.E. Carr, Cécil Saint-Laurent e Marc-Gilbert Sauvajon con la collaborazione di Alessandro De Stefani. Oggi completamente dimenticato e di difficile visibilità, l’ultimo film di Genina è un riepilogo della poetica di un regista che aveva esordito negli anni Dieci e aveva conosciuto la belle époque. Rievocazione della vita di una cortigiana e accalappiauomini che non trova la felicità, è in realtà un’elegia sincera per il suo spirito libertino e nostalgico, che ricorda semmai certi film coevi di Renoir o Clair. Il mondo che racconta è deformato dalla memoria e sepolto nelle sue nebbie: per farne risaltare la distanza, l’intera vicenda è raccontata in flashback dalla protagonista alla figlia, tipica ragazza degli anni Cinquanta. Molti i punti in comune con i film ‘mitteleuropei’ di quegli anni, primo fra tutti Lola Montès di Ophüls. Ma, nonostante il fascino della ricostruzione d’epoca (bellissima fotografia a colori in CinemaScope di Henri Alekan), il personaggio centrale è solo un tramite che conduce lo spettatore in mondi variopinti, e il gusto affettuoso del bozzetto a tratti va a scapito di una malinconia più profonda. I momenti migliori li regalano i personaggi maschili di contorno: memorabile il monologo di Mischa Auer che racconta come ha perso tutti i denari investiti in valute estere. Sorprendente, nell’edizione originale, la scena dell’orgia in costume settecentesco, piena di ragazze a seno nudo, che poi viene incrociata con un mambo.
Emiliano Morreale