Scheda Film
Nel contesto della politica delle nazionalità, l’Unione Sovietica, tra il 1922 e il 1929, non solo promosse la produzione cinematografica delle repubbliche non russe come Ucraina, Turkmenistan o Azerbaigian, ma fu anche l’unico paese al mondo a sostenere la cultura yiddish. Il Teatro ebraico statale di Mosca (GOSET) di Aleksej Granovskij fu, in quegli anni, uno dei teatri d’avanguardia piu noti a livello internazionale: radicalmente antireligioso e antinaturalistico, allo stesso tempo rivoluzionario ed etno-esotico. Nel film, tratto dal romanzo epistolare Menachem Mendel di Sholem Aleichem e girato nel 1925 a Berdyčiv e Odessa dal GOSET per la regia di Granovskij, avanguardia yiddish e sovietica si uniscono al culmine delle loro parabole creative. Un momento storico irripetibile e una costellazione di grandi talenti – Isaak Babel’ scrisse le spiritose didascalie, Eduard Tissé fu il direttore della fotografia, e la star del GOSET Solomon Michoels interpreto il ruolo di Menachem Mendl – sono alla base della qualità visiva e della libertà formale di questo film che alterna una stilizzazione modernista a dettagli documentaristici, raccontando i vani sforzi di Menachem di ‘sistemarsi’ attraverso corsetti, assicurazioni sulla vita o agenzie matrimoniali. Il film contiene pochi elementi di propaganda ideologica, lasciando spazio e tempo all’osservazione di paesaggi e persone, oltre a invenzioni registiche come il sogno a occhi aperti di Menachem sull’esportazione in massa di spose ebree in America: schiere surreali di donne vestite di bianco e avvolte nei veli vengono caricate su transatlantici da gru e argani messi in scena con un’estetica macchinista. Nella discrepanza umoristica tra il tono sicuro del racconto e il contenuto disastroso di ciò che viene narrato, il film rimane fedele allo spirito dell’opera di Sholem Aleichem. Tuttavia, mentre il testo critica con tagliente satira la situazione pre-rivoluzionaria, il film post-rivoluzionario immerge il passato in una luminosa luce estiva. E la luce di un viaggio con amici verso spazi aperti, uno sguardo attento e rilassato. Doveva regnare un senso di grande libertà e speranza fiduciosa nell’estate sovietica del 1925.
Mariann Lewinsky