Scheda Film
Ignorato dalla maggioranza di critici ed esperti di cinema sperimentale, film d’arte ed exploitation – nonostante possieda alcuni tratti in comune con tutte e tre le categorie (o forse proprio per questo) – e trattato in maniera sprezzante da gran parte della stampa mainstream dell’epoca, Eraserhead trovò il suo ristretto pubblico solo grazie alla pazienza e alla dedizione del suo distributore, che continuò a organizzare proiezioni nel circuito dei cinema notturni per molte settimane ben prima che il film diventasse qualcosa di simile a un oggetto di culto. […]
Privo di una trama o di un personaggio convenzionali, Eraserhead ruota attorno a un giovane sognante e sdolcinato di nome Henry Spencer (Jack Nance) che vive con una pianta scarna e malnutrita in una stanza ammobiliata buia e squallida in un ambiente urbano degradato. Invitato a una cena di famiglia grottesca dall’ex fidanzata Mary, si scopre padre di un mostro illegittimo, una sorta di feto simile a un verme; Mary e l’ululante creatura prematura traslocano nell’appartamento di Henry. La creatura si ammala e le sue urla strazianti finiscono per causare la fuga di Mary nel mezzo di una notte piovosa. Henry tenta di prendersi cura del figlio. Non riuscendoci, distrugge il feto e di conseguenza se stesso e l’intero universo.
Storia lugubre, certo, ma gran parte del film è soprattutto una sardonica meditazione metafisica sui contenuti della mente di Henry: un paesaggio di fantasie, processi misteriosi e rumori industriali tenuti assieme da un mosaico di ossessioni riguardanti il sesso, le macchine, la biologia, la botanica, l’astronomia, la teologia, il tutto espresso in maniera non verbale. E se di trama si può parlare, essa è più che altro una commedia dell’assurdo, un incubo, più che una tragedia tormentata dall’angoscia. Gli equivalenti europei più prossimi non sono Ingmar Bergman e Michelangelo Antonioni, ma Il processo di Orson Welles, le sequenze in bianco e nero di Stalker di Andrej Tarkovskij oppure (per l’uso comicamente astratto e musicalmente ritmato di suono e silenzio) Le vacanze di Monsieur Hulot di Jacques Tati. Percorso da un’ipnotica bellezza formale e da un’originalissima forma di umorismo nero, con ritmi meditativi che trasformano l’esile trama in una serie perpetua di scoperte e di rivelazioni, Eraserhead è un capolavoro sui generis che la maggior parte degli spettatori e dei critici non ha mai saputo bene come prendere.
Jonathan Rosenbaum