Scheda Film
Come mai non reagiamo in modo naturale al mondo circostante? Questa domanda mi ha tormentato per molto tempo. La risposta che infine mi sono dato è semplice: se iniziassimo a reagire a ciò che ci circonda saremmo la causa di problemi piccoli e grandi. Così ci convinciamo che non ci siano questioni, il che equivale essenzialmente a soffocare il nostro bisogno di agire e reagire attraverso l’ascolto, la sensibilità, la condivisione.
La trama di Elippathayam ruota attorno a un uomo di mezz’età, Unni (Karamana Nair), capofamiglia in un contesto matrilineare nell’era post-feudale. Unni ha ereditato le vestigia del passato feudale ma non può contare sulla ricchezza su cui esse si fondano. Rifugge dagli istinti naturali del vivere e si nega la possibilità di adattarsi a un mondo in rapido cambiamento. Anche i suoi rapporti con la famiglia, costituita solo da tre sorelle, sono improntati alla chiusura. Come spesso accade agli individui deboli ed egocentrici, eredi di generazioni di agi e privilegi, Unni soffre di indecisione e di ansie schizofreniche.
Con Elippathayam ho cercato di rivolgere uno sguardo attento e crudele a un atteggiamento, uno stato d’animo. È un film sul cambiamento, un processo inevitabile e doloroso, e dato che la vittima è debole e impotente la sua resistenza al cambiamento è totale. La trama si articola attorno a una serie di partenze (simboleggiate dai topi e dagli umani che lasciano la vecchia casa), che segnano il passaggio da uno stato di prigionia a una condizione di libertà. Tra tutti i miei lavori Elippathayam è quello che sento più vicino. Non solo perché il film, ambientato in un remoto villaggio del Kerala, riflette fedelmente il contesto economico e sociale che mi appartiene, ma anche perché i personaggi sono ispirati da persone che ho conosciuto intimamente.
Adoor Gopalakrishnan
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