Scheda Film
I quattordici titoli proposti in queste due rassegne dedicate ai film delle origini custoditi nell’archivio dello Svenska Filminstitutet non fanno parte di una singola collezione ma sono stati acquisiti nel corso degli anni in momenti distinti. Anzi, non sappiamo con certezza nemmeno come, quando e da chi furono depositati i nitrati originali che compongono le collezioni e che sono entrati a far parte del patrimonio di materiali non identificati.
Grazie a uno speciale progetto realizzato nel 2014 e nel 2015, sono stati identificati e catalogati più di trecento rulli in nitrato, e i quattordici film qui presentati sono alcuni dei titoli considerati unici e non presenti in altri archivi. Questi film ci forniscono anche preziose informazioni sulla distribuzione nella Svezia di quegli anni. Anche se i film furono originariamente distribuiti prima della creazione dello Statens biografbyrå (la censura svedese) nel settembre 1911, alcune copie nitrato delle collezioni furono tuttavia sottoposte al controllo della censura, a indicazione del fatto che i titoli restavano in circolazione a lungo, anche per diversi anni. Le copie nitrato originali ci dicono anche che i film non venivano sempre distribuiti con didascalie svedesi e circolavano a volte con didascalie in altre lingue scandinave o in lingua originale.
Poiché questi film costituiscono una parte importante del patrimonio cinematografico svedese, sono stati sottoposti a duplicazione fotochimica a scopo di conservazione. Non è stato effettuato nessun ulteriore restauro (non sono state ricreate le didascalie perdute, né inseriti cartelli esplicativi ove il materiale risultasse mancante). La conservazione di tutti i film della rassegna è stata realizzata nei laboratori fotochimici dello Svenska Filminstitutet a Rotebro. Tutti i film sono stati identificati da Camille Blot-Wellens con l’eccezione di La Prêtresse de Carthage, identificato da Magnus Rosborn.
I quattordici film scelti per il festival offrono una ricca gamma di tecniche di colorazione quali imbibizione, viraggio, colorazione a pochoir e colorazioni a mano; alcuni sono in bianco e nero, mentre in altri è presente una combinazione di diversi metodi di colorazione. I titoli sono stati organizzati in due programmi mescolando comicità, dramma e non-fiction com’era pratica usuale nei primi anni di distribuzione, e ciascuno dei programmi mostra la ricchezza, la diversità e la giocosa bellezza del cinema delle origini.
Camille Blot-Wellens e Jon Wengström
Parte 1
Il primo programma ci propone le immagini pittoresche di splendidi scenari naturali al confine attuale tra Germania e Repubblica Ceca (nota all’inizio del secolo come Svizzera sassone), nonché riprese in esterni della Riviera nella deliziosa commedia di Bosetti Calino veut se suicider. Esempi magnifici di Pathécolor si trovano nel dramma biblico Ruth et Boaz, e ancor più suggestivi sono i fuochi d’artificio prodotti dal mago del cinema Segundo de Chomón in Les Flammes diaboliques (presente anche nelle collezioni della Library of Congress in una versione leggermente più breve). Un’altra perla di questo programma è The Fatal Hand, una produzione di Robert W. Paul che si apre con un’immagine ad effetto: l’ombra della mano deforme dell’omicida in fuga che si staglia su una finestra chiusa, un’inquadratura di cui Lang o Hitchcock sarebbero stati orgogliosi.