Scheda Film
Il 1924 segna il punto di svolta nella storia del cinema sovietico con i film d’esordio, nel segno dell’avanguardia, di Lev Kulešov, Sergej Ėjzenštejn, Dziga Vertov, Fridrich Ėrmler, Abram Room, Grigorij Kozincev e Leonid Trauberg. Nessuna di queste opere fu particolarmente apprezzata dal pubblico. Per le ‘masse’ l’evento dell’anno fu l’uscita di Dvorec i krepost’, melodramma storico ispirato alla storia vera di Michail Bejdeman, un rivoluzionario che fu arrestato nel 1861 e incarcerato senza processo nella Fortezza di Pietro e Paolo a San Pietroburgo, dove passò vent’anni in isolamento e sviluppò una malattia mentale.
Aleksandr Ivanovskij iniziò la sua carriera cinematografica nel 1918, subito dopo la rivoluzione. Tuttavia apparteneva decisamente alla vecchia scuola, non era minimamente interessato al montaggio, all’eccentrismo o ad altre teorie cinematografiche alla moda e presto divenne uno dei capifila impliciti dei cosiddetti ‘tradizionalisti’ del cinema sovietico. Il loro obiettivo era quello di realizzare film di successo commerciale che potessero competere con le produzioni straniere – cinéma de qualité, se vogliamo.
Ivanovskij aveva esordito a teatro, come regista d’opera, e l’avanguardia criticò sistematicamente i suoi film per la loro pesantezza operistica, l’assenza di dinamismo cinematografico e la forte enfasi posta sulle didascalie che, secondo i suoi detrattori, dovevano comunicare le emozioni di cui le immagini erano prive. In effetti Ivanovskij si affidò a grandi nomi del teatro (nel cast di Dvorec i krepost’ figurano leggende del palcoscenico come Kondrat Jakovlev e Jurij Korvin-Krukovskij) e a scenografie sontuose. Queste ultime rivestono qui un interesse particolare, poiché la parte del film relativa al ‘palazzo’ fu girata all’Hermitage – già Palazzo d’Inverno, la residenza degli zar di Russia – e molti oggetti di scena e costumi furono presi in prestito dal museo con grande orrore dei suoi dipendenti, alcuni dei quali ricordavano ancora Alessandro II, assassinato nel 1881, e suo figlio Alessandro III.
Il successo fenomenale di questo film ha lasciato perplessi per decenni gli studiosi. Tuttavia, il solo esemplare accessibile era un brutto duplicato in bianco e nero di una riedizione successiva. Per fortuna al Bundesarchiv è sopravvissuta una splendida copia nitrato della versione distribuita in Germania. Con la sua fotografia nitida e un uso smodato di viraggi e imbibizioni (di grande effetto tanto nella scena dei fuochi d’artificio quanto nella resa degli interni tetri della fortezza), il film è molto più cinematografico di quanto fossimo stati indotti a credere.
Peter Bagrov