Scheda Film
“Sei un topo o un’attrice?”. Così Billy Wilder astutamente sfidò Barbara Stanwyck, quando lei esitò ad accettare il ruolo della gelida assassina Phyllis Dietrichson. La parte era rischiosa, come d’altra parte il film, primo tentativo hollywoodiano di ripulire il crudo romanzo di James M. Cain quel tanto che bastava per farlo passare al vaglio dell’ufficio Hays. Con una sceneggiatura praticamente perfetta di Wilder e Raymond Chandler, che a malapena sopportavano di stare nella stessa stanza, Double Indemnity divenne l’esempio più influente di quel che nel 1946 i francesi avrebbero chiamato film noir. Era la seconda delle quattro volte in cui Stanwyck avrebbe avuto accanto Fred McMurray, anche lui preoccupato che la figura del lascivo assicuratore Walter Neff potesse danneggiare la sua immagine. Nonostante il loro continuo scambio di allusioni e sottintesi, non c’è mai tra i due una vera tensione erotica: il sesso è un pretesto che copre il solo vero desiderio condiviso, ingannare il sistema e farla franca. (L’unico genuino calore nel film è quello tra Neff e Edward G. Robinson, nel ruolo dell’investigatore Barton Keyes). Stanwyck disse che il guardaroba creato per lei da Edith Head, la sua costumista di fiducia, la aiutò a sentirsi volgare come Phillys, incarnazione della sfacciata falsità del sogno americano. Dietro i modi sfrontati e quella smaccata parrucca color platino, Phyllis sta immobile e in allerta, come un ragno mortale al centro della sua rete di bugie. Con un’ironia che spinge a nuovi estremi un tema ricorrente nella carriera dell’attrice, l’ambivalenza femminile verso la vita domestica, Phyllis ha già ucciso per assicurarsi una casa e un marito, ed è ora pronta a uccidere di nuovo per sfuggire alla prigione coniugale. Stanwyck osservò anche come scenografia e fotografia (del grande John F. Seitz) contribuissero alla sua performance, rendendo palpabile l’odio del personaggio per “quella casa cupa, opprimente… il taglio di luce che fendeva le tende pesanti – si percepiva la morte nell’aria, si capiva perché lei volesse andarsene via, a ogni costo”.
Imogen Sara Smith