Scheda Film
Lev Kulidžanov è uno dei maggiori protagonisti dimenticati del Disgelo, un autore il cui stile misurato e influenzato dal neorealismo fu considerato esemplare, un modello da emulare, da molti studenti del VGIK negli anni Cinquanta. A conti fatti, furono i maestri di stile e i realisti modernisti a entrare nella storia, mentre la modestia di Kulidžanov era ovviamente troppo normale per essere ricordata. Si aggiunga a questo la traiettoria della sua carriera: durante l’era glaciale brežneviana, Kulidžanov (soprannominato ‘Spjaščij Lev’, ‘Leone Addormentato’) divenne un rappresentante del sistema e fu insignito di importanti cariche; essendo realista, si levò raramente contro i superiori per difendere colleghi già irrimediabilmente caduti in disgrazia, e questo non gli fu perdonato; mentre i suoi tanti piccoli gesti di generosità vennero dimenticati a cuor leggero. La carriera di Kulidžanov ricorda quella di altre personalità degli anni Cinquanta che rappresentavano una sorta di ala conservatrice del Disgelo, come Vladimir Basov o Stanislav Rostockij (Zemlja i ljudi [La terra e gli uomini], 1955, proiettato al festival lo scorso anno). Dom, v kotorom ja živu può essere accostato a Letjat žuravli (Quando volano le cicogne, 1957) di Michail Kalatozov, film drammatico che abbraccia il periodo compreso tra il 1935 e la rigenerazione successiva alla ‘Grande guerra patriottica’. La principale differenza è che Kulidžanov e Segel’ raccontano la storia di una comunità, gli abitanti di un tipico condominio moscovita, con al centro la famiglia Davydov; mentre Kalatozov si concentra su una coppia e sulla sua cerchia immediata in un melodramma d’amore e speranza, stupro e dannazione. Inoltre Kulidžanov e Segel’ restano fedeli al realismo e alla semplicità rifiutando qualsiasi effetto pirotecnico, e questo rende ancora più sconvolgente il momento in cui i fuochi della guerra appaiono all’orizzonte come un Armageddon.
Olaf Möller