Scheda Film
La divorziata Evgenija Vasilevna, brillantemente interpretata da Zinaida Šarko, ha trascorso quindici anni alla stessa scrivania lavorando come traduttrice tecnica. È ugualmente incastrata nella routine impostale dal suo ruolo di madre, dato che si rifiuta di ammettere chesuo figlio Saša è cresciuto e per molti versi si rifiuta lei stessa di crescere. […] Muratova sottopone la sua protagonista a uno sguardo gelido e penetrante che rivela i suoi peggiori difetti. Ma, come la Valentina di Korotkie vstreči, Evgenija non è una caricatura. Šarko ce la rende sufficientemente simpatica da farci rabbrividire per l’imbarazzo quando tormenta in pubblico Saša perché si pulisca le unghie, o corrompe un postino per leggere le lettere che Saša riceve dal padre. […] Il tema del rapporto genitore/figlio è trattato in maniera interessante e per certi versi insolita. La sceneggiatura incoraggia a essere più accomodanti, più attenti, più umani. Aleksandr Zarchi, unveterano della regia, scrisse di Evgenija Vasilevna: “A prima vista sembra banale e sgradevole, ma poi scopriamo in lei emozioni veramente forti nei confronti di suo figlio, e spessore umano”. Lo sceneggiatore Michail Blejman aggiunse: “Ci siamo abituati troppo al fatto che un film e una sceneggiatura siano ‘su’ qualcosa. E restiamo un po’ perplessi dinanzi a una sceneggiatura che parla semplicemente della vitasenza mettere in primo piano un ‘problema’”. […] Muratova aveva quasi finito il film quando, il 2 marzo 1971, ricevette un minaccioso telegramma dal capo di Goskino che la convocava a Mosca. Dopo aver visionato il materiale girato, il comitato editoriale richiese sostanziali modifiche […]. La richiesta principale riguardava la protagonista, “che ancora in diverse scene è priva di fascino, di simpatia per gli altri, di un carattere pienamente ammirevole”. […] Le otto richieste illustrano l’ossessione dei burocrati per gli elementi non abbastanzaallegri e ottimisti. […] Durante i sedici anni in cui non poté essere distribuito, Dolgie provody fu regolarmente mostrato agli studenti del VGIK, a Mosca, dove influenzò un’intera nuova generazione di cineasti sovietici.
Jane Taubman, Kira Muratova, I.B Tauris, New York 2005