Scheda Film
Primo film bielorusso del Disgelo sulla Seconda guerra mondiale, essendo rivolto a un pubblico di ragazzi ha una trama piuttosto convenzionale e si conclude con un happy ending. Ciò non gli impedì di riscuotere un notevole successo tra il pubblico adulto, e non solo in patria (uscì in ottantatré paesi), grazie alla solidità drammaturgica, alla magistrale messa in pratica delle regole del cinema d’avventura e alla sapiente direzione dei giovani interpreti, in particolare della protagonista Anja Kamenkova (che all’epoca aveva solo cinque anni ed era destinata a diventare un’attrice di fama).
La trama si ispira a un tragico episodio della storia bielorussa risalente al periodo dell’occupazione nazista, quando i figli del grande comandante partigiano ‘papà Minaj’ (Minaj Šmyrëv) furono presi in ostaggio e uccisi dai nazisti. La memoria di quel passato recente si intreccia alle scelte stilistiche del film: il lento procedere della colonna di ostaggi, la resa espressiva della sua varia umanità (uno dei direttori della fotografia, Izrail’ Pikman, aveva esordito come cineoperatore di guerra), i colori brillanti e fastosi del bosco autunnale sottolineati dalle sagome nere dei nemici (a differenza di altri film bellici degli anni Cinquanta e Sessanta, caratterizzati da un bianco e nero documentaristico, Devočka iščet otca è girato a colori, rientrando nella categoria dei film per ragazzi e dei film di genere). La natura da incantevole sfondo diviene protagonista a pieno titolo: nasconde i perseguitati e respinge gli occupanti. Il bosco è la casa dei partigiani, e li rende invulnerabili. Riemerge qui forte e feconda l’influenza di Dovženko, già visibile nei film di Lev Golub della prima metà degli anni Trenta. Non sorprende dunque che abbia ricevuto tanti riconoscimenti ricevuti in patria e all’estero (tra cui il premio per il migliore film per ragazzi a Kiev e per la migliore attrice protagonista ad Anja Kamenkova a Mar del Plata).
Evgenij Margolit