Scheda Film
Profondamente radicato nel Brasile contadino, questo secondo film di Glauber Rocha è una lucida constatazione di sconfitta, in cui realtà storica e finzione cinematografica si fondono grazie a un linguaggio straordinariamente innovativo. Dimensione storica: di fronte ai problemi della terra, della ‘fame di terra’ e della miseria dei contadini oppressi dai grandi proprietari, egli propone due atteggiamenti di rivolta che non esistevano sicuramente nel Brasile della fine degli anni Trenta. Primo atteggiamento: l’esaltazione mistica. È quella di Sebastiano, quasi un profeta mistico che esorta i poveri a unirsi, a fuggire i ricchi, ad andare oltre la carne e l’apparenza, nell’attesa di un ipotetico miracolo sulla terra e della gioia assoluta nell’eternità. […] Secondo atteggiamento: la violenza gratuita. Assetato di giustizia, il bandito della prateria Corisco uccide, ruba violenta, saccheggia, incendia per rabbia e sfida, per vendicare la miseria dei poveri. Alla dimensione storica e critica Rocha ne sovrappone una immaginaria con le figure di Manuel e Rosa. L’ultimo piano di questa “favola rivoluzionaria molto fedele ad una tradizione di letteratura popolare brasiliana” esprime pienamente la visione del mondo di Glauber Rocha: liberati dal profeta e dal bandito, Manuele e Rosa corrono insieme verso il mare, mentre il narratore cieco canta “La terra non è né di Dio né del Diavolo, ma dell’uomo”. […] L’estetica di quest’opera chiama insieme il tragico shakespeariano e quello del teatro giapponese, la poesia e il carattere epico delle canzoni di gesta francesi. Ma la scrittura di Glauber Rocha è decisamente moderna, in cui il racconto gioca un ruolo fondamentale suggerendo un tragico dell’orribile, da cui nasce appunto la rimessa in questione della rivolta anarchica e la denuncia del mito popolare. Racconto a ritmo sincopato, spesso frammentario, in un’alternanza di lunghi piani fissi e poi improvvisa rapidità, anche all’interno dei piani d’insieme. I momenti del racconto scanditi dal recitativo del narratore cieco alla chitarra rievocano il coro delle tragedie greche. In un’osmosi costante tra teatro e cinema, realismo e simbolismo, solennità e violenza, Glauber Rocha ha composto un poema cinematografico libero, barbaro e affascinante, assolutamente unico.
Michel Estève, “Cineforum”, n. 87, 1969