Scheda Film
Alla prima berlinese di Der letzte Mann, il 23 dicembre 1924, il critico e sceneggiatore Willy Haas ebbe l’impressione di assistere alla nascita di “una nuova epoca nella storia della cinematografia”. Per Hass i meriti artistici del film erano tali da renderlo “non criticabile”. Tra questi: la sceneggiatura di Carl Mayer che riesce a fare quasi completamente a meno delle didascalie, con un’importante eccezione che interviene con forza nello svolgimento dei tragici eventi poco prima della fine; l’interpretazione di Emil Jannings nel ruolo dell’anziano portiere d’albergo che vede il mondo crollargli addosso quando viene degradato a custode dei gabinetti; le scenografie di Robert Herlth e Walter Röhrig, che danno forma architettonica ai contrasti sociali con la netta contrapposizione tra il mondo sofisticato dell’Atlantic Hotel tutto illuminato e lo spazio tetro del caseggiato; l’agile macchina da presa di Karl Freund, i cui movimenti fluttuanti dissolvono gradualmente la “monumentalità eroica” in un flusso “immateriale” di immagini; e infine, non meno importante, la regia di Murnau, che combina tutti i diversi elementi per creare una palpitante musica visiva: “La natura, il ritmo della vibrazione cambia; ma la magia della vibrazione, la natura dell’effetto rimane la stessa” come sintetizzò Haas nella sua recensione.
La conclusione cui giunse Haas la sera della prima si è da tempo consolidata in un aforisma della storia del cinema: Der letzte Mann, considerato un’opera fondamentale del cinema tedesco e internazionale, si spinge oltre i modelli stilistici dell’espressionismo e del Kammerspielfilm trasformandoli in una forma di “poesia cinematografica” (Siegfried Kracauer) che fino ad allora era stata impensabile, e dando vita a un “nuovo modo di vedere” (Herbert Ihering). I registi successivi impararono da questo film come conquistare il pubblico con storie narrate con mezzi puramente visivi. Non ultimo Alfred Hitchcock, che giunse a Babelsberg giusto in tempo per osservare Murnau durante le riprese di Der letzte Mann e che non smise mai di sottolineare l’influenza formativa che questo film esercitò sul suo lavoro.
Michael Wedel