Scheda Film
ALEKSANDRA CHOCHLOVA
Il nome di Aleksandra Chochlova (1897-1985) si lega a quello di Kulešov fin dal loro primo incontro, nel 1919. Come recita il titolo della loro autobiografia a quattro mani, insieme hanno attraversato “cinquant’anni di cinema” (50 let v kino, Iskusstvo, Mosca 1975). Nipote di Pavel Tret’jakov, fondatore dell’omonima galleria, legata fin dall’infanzia agli ambienti artistici, attrice dal 1916, Aleksandra accompagnerà l’intera carriera di Kulešov, con una sola interruzione. Dopo i saggi di Ėjzenštejn e di Viktor Šklovskij, incentrati principalmente sulla sua fondamentale originalità di attrice, ci si è poco interessati a definire il resto della sua attività, ignorando la brevissima carriera di regista che Chochlova intraprende tra il 1929 e il 1931. Dopo il fiasco del film di tematica contemporanea Žurnalistka (La giornalista), costruito da Kulešov intorno a un personaggio di donna moderna (che porta il suo cognome), l’apparizione sullo schermo di Chochlova è vietata, tacitamente ma tassativamente. La motivazione ufficiale è che è “magra e brutta”. “Per il secondo anno consecutivo Chochlova è senza lavoro. Per il secondo anno Kulešov non gira” protesta il suo ammiratore Ėjzenštejn. “Quando si tratta d’una donna, l’idea di maestro, di artista con pari diritti, non è riconosciuta” (Kak ni stranno, – o Hohlovoi, “Kino”, 30 marzo 1926, poi However Odd — Khokhlova!, in Selected Works: Writings, 1922-1934, vol. 1, Tauris, Londra-New York 2010).
È Šklovskij a suggerire a Chochlova di girare Delo s zastežkami. Poi le viene proposto Saša, una sceneggiatura originale che andrà a girare a Leningrado. “A quell’epoca”, scrive nell’autobiografia, “era raro che un regista fosse una donna, così il sindacato mi chiese se non volessi che tutta la troupe di Saša (assistenti, aiuti) fosse anch’essa composta da donne. Dovetti rispondere che non ero particolarmente entusiasta di avere degli uomini nella mia troupe, ma che tutto dipendeva da quale uomo e quale donna, che il sentimento di differenza sociale rispetto agli uomini lo provavo solo un giorno all’anno, l’8 marzo, e per tutti gli altri giorni lasciavo che uomini e donne lavorassero con pari diritti”. Dopo il documentario Igruški (I giocattoli), oggi perduto, ritrova Kulešov: è sua assistente in Gorizont (Orizzonte), attrice e assistente in Velikij Utešitel’ (Il grande consolatore). Non lo lascerà più, partecipando ai suoi ultimi film di finzione, semplici lavori su commissione (1940-1944), come secondo regista o co-regista, e riprendendo come lui il lavoro pedagogico. Dopo la morte di Kulešov nel 1970, si occuperà dell’edizione delle sue opere.
Irène Bonnaud e Bernard Eisenschitz