Scheda Film
Il successo mondiale di Des Teufels General procurò a Käutner un contratto con la Universal che fruttò due film prodotti da Ross Hunter: The Restless Years (Il frutto del peccato, 1958) e A Stranger In My Arms (Uno sconosciuto nella mia vita, 1959), entrambi eccellenti e decisamente più personali di quanto affermassero i critici dell’epoca. Ma Käutner non era felice a Hollywood. Secondo la leggenda, cancellò il suo contratto quando Hunter gli chiese di girare un western, che il regista considerava degradante. E quale fu il primo progetto che intraprese al suo ritorno in Germania? Un’operetta in stile western ambientata nell’Hunsrück e intitolata Der Schinderhannes (1958). Käutner trascorse in definitiva un solo anno all’estero, che però con il senno di poi fu probabilmente l’anno più importante del cinema della Germania Ovest; nel 1957-58 vi fu un cambio della guardia: una nuova generazione di critici e registi con un’idea diversa del cinema iniziò a imporre a propria presenza; per non parlare della televisione, che aveva ormai iniziato a rubare al cinema il suo pubblico; tempo cinque anni e la cultura cinematografica che Käutner conosceva sarebbe scomparsa. In quegli anni crepuscolari il regista realizzò alcune delle sue opere migliori, tra le quali Das Glas Wasser è formalmente la più sfolgorante, spiazzante, stupefacente. Anzi, sbilanciandoci potremmo dire che il suo radicale senso di stilizzazione coniugato a un audace uso del colore dà l’impressione che Minnelli e Suzuki abbiano unito le forze per girare un film di Resnais degli anni Novanta. In questo senso è interessante considerare Das Glas Wasser in coppia con un’altra produzione della Germania Ovest del 1960, Faust di Peter Gorski, non solo perché entrambi i film sono interpretati da Gustaf Gründgens nelle sue uniche apparizioni sullo schermo del dopoguerra, ma anche perché fondono cinema e teatro in maniera molto simile, in un’epoca in cui la televisione era caratterizzata da un’estetica parsimoniosa e quasi spartana vicina al teatro moderno. Das Glas Wasser e Faust con le loro stupefacenti concezioni del colore e le loro scenografie moderniste sembrano dire che anche il cinema può fare questo genere di cose, ma in maniera molto più stimolante e seducente.
Olaf Möller