Scheda Film
La Promesse ruota attorno a un adolescente, Igor (Jérémie Renier), che rimane invischiato nei traffici del padre, responsabile dell’opportunistico e spietato sfruttamento di un gruppo di immigrati di varie nazionalità. […] Il lavoro – o meglio la mancanza di un lavoro – è al centro di La Promesse, e lo sarà anche in tutti i film successivi dei fratelli Dardenne. I personaggi emergono e si definiscono principalmente attraverso i movimenti e i gesti del loro lavoro, sia esso legale o illegale, regolare o occasionale, di squadra o solitario. In questo si scorge l’influenza del passato personale dei due registi, cresciuti in un contesto in cui la fatica del lavoro fisico era fondamentale nel creare l’identità e l’unità della loro regione. Gran parte della verosimiglianza e dell’intensità dei film dei Dardenne deriva dalla capacità di rappresentare con franchezza la crisi personale di individui disposti a fare quasi tutto in cambio del denaro che garantisce loro la sopravvivenza. I fratelli ritengono però che il cinema e la televisione tendano a ignorare il nuovo sottoproletariato urbano o a considerarlo come semplice oggetto di opere di bene: per questo evitano accuratamente di inserire i loro personaggi – bianchi o neri, stranieri o belgi – in situazioni che li caratterizzino semplicemente come vittime. […] Rappresentazione di una profonda questione etica in un contesto quotidiano e ritratto dell’emarginazione urbana nell’epoca postmoderna, in virtù di uno stile nuovo e personale La Promesse supera le limitazioni dell’ennesimo esercizio di realismo sociale per distinguersi come opera d’arte cinematografica originale. Conservando la forza documentaristica delle loro prime opere, i Dardenne svelano un cinema che si aggrappa al corpo e alla materia quali principali strumenti d’espressione delle idee. Questo comporta un’attenzione estrema per le persone e gli oggetti, e dunque un esteso utilizzo del primo piano. Quasi dieci anni dopo, lamentando che la sceneggiatura di L’Enfant è troppo appesantita dalle idee e dalla psicologia dei personaggi, Luc insisterà che “bisogna occuparsi degli oggetti, delle piccole azioni concrete, degli accessori, delle manipolazioni degli accessori, delle cose, degli stratagemmi”. È convinto che il cinema tratti di “cose molto concrete”, come la corda costruita da Fontaine con pezzi di coperta e il fil di ferro della rete del letto in Un condannato a morte è fuggito di Bresson. […] Il successo di questo sguardo telescopico – che permette allo spettatore di diventare intimo testimone della vita quotidiana in un luogo anodino – dipende anche dalla mobilità della macchina da presa e dalla sua prossimità agli oggetti e alle persone. Questo stile poggia saldamente sullo spazio implicito che si trova oltre l’inquadratura, uno spazio che di proposito nasconde più di quel che mostra. […]
Con La Promesse il mondo cinematografico internazionale ha conosciuto i Dardenne come autori caratterizzati da un realismo intransigente, da un’etica della responsabilità umana e da una visione cinematografica originale. Da allora i due fratelli non hanno riposato sugli allori: il film è stato il punto di partenza di una carriera di grande rilievo.
Philip Mosley, The Cinema of the Dardenne Brothers, Wallflower Press, Londra-New York 2013