Scheda Film
Ecco Buster Keaton con il suo ultimo e notevole film: College. Asettico. Disinfettato. Liberato dalla tradizione, il nostro occhio si rinvigorisce a contatto con il mondo giovanile e temperato di Buster, grande specialista contro ogni genere di infezioni sentimentali. Il film è bello come una sala da bagno, vitale come una Hispano-Suiza. Buster non cercherà mai di farci piangere perché sa che le lacrime facili sono superate. Non è tuttavia il clown che ci farà sbellicare. Non smettiamo di sorridere per un solo istante, di sorridere della salute e della forza olimpica.
Al cinema preferiremo sempre l’espressione monocorde di un Keaton a quella infinitamente sfaccettata di un Jannings. I cineasti ne abusano moltiplicando per n la più impercettibile contrazione dei suoi muscoli facciali. Il dolore di Jannings è un prisma dalle cento facce…
In Keaton, invece, l’espressione è semplice come quella di una bottiglia, ad esempio; sebbene sulla pista rotonda e chiara delle sue pupille piroetti la sua anima asettica. Ma la bottiglia e il viso di Keaton possiedono punti di vista infiniti.
Sono elementi rari cui è affidato il compimento della missione nell’ingranaggio ritmico e architettonico del film. Il montaggio, chiave di volta del film, combina, commenta e unifica tutti questi elementi. Ci si può attendere una maggiore capacità cinematografica?
Luis Buñuel, “Cahiers d’Art”, n. 10, 1927, in Il cinema di Buster Keaton, a cura di Piero Arlorio, Samonà e Savelli, Roma 1972