Scheda Film
Qui, prima ancora che nelle opere maggiori di Melville, stanno le vere origini del moderno poliziesco europeo. Origini che dobbiamo dunque a Claude Sautet – alle cui successive esplorazioni della classe media il film è profondamente legato – e a José Giovanni, il cui contributo ad altri due capolavori come Il buco e Tutte le ore feriscono… l’ultima uccide fu altrettanto decisivo. Tutta la grandezza di Sautet è già presente in questo primo film, che inizia come una saga familiare e presto diventa una profonda indagine sulla perdita e sul prezzo del crimine, con le sue conseguenze emotivamente intollerabili. I volti di Lino Ventura e di Jean-Paul Belmondo illuminano lo schermo e ci ricordano quale favoloso regista di attori sia sempre stato Sautet.
Abel Davos vuole tornare con la sua famiglia in Francia. Da Milano manda moglie e figli piccoli alla frontiera, dove attendono ansiosamente il suo arrivo. Quando Abel finalmente appare, la moglie gli corre incontro e lo abbraccia: “Abel, non ne potevo più”. I soldi per il viaggio non ci sono e Abel conosce “solo un modo per procurarseli”: insieme a un amico compie una brutale rapina. Dopo la sparatoria con la polizia, la figura di Davos chino sulla moglie si distingue appena nell’oscurità, visione rapida e tragica. Poi la scena degli investigatori sulla spiaggia ha di nuovo un tono da reportage.
Davos si ritrova a essere l’unico genitore di due bambini che non può nemmeno incontrare. Le giornate scorrono via e sono già notti, in un’indistinta terra di confine. L’approccio è hemingwayano, ogni traccia d’emozione eliminata. Si va dritti al punto. Pure, scene rese con immagini fulminee acquistano la più grande risonanza emotiva. I personaggi sono come nomadi in riva al mare, in immagini che ricordano Fellini e in particolare La strada.
A questo punto Davos decide di costruire, con i frammenti disperati che gli restano, una felicità e un futuro per i suoi figli, una vita dalla quale lui sarà escluso. Lucidamente si prepara a recitare la parte che gli spetta nel copione della propria vita, storia di autodistruzione annunciata in un mondo dominato dal tradimento e dai codici d’onore. E in quella parte troverà la misura di se stesso.
Peter von Bagh, da Rikoksen hehku [Il calore del crimine], Otava, Helsinki 1997. A cura di Antti Alanen