Scheda Film
“Casa è dove vai quando non hai più altri posti dove andare”. Barbara Stanwyck pronuncia la battuta con il piatto, sfinito cinismo di Mae Doyle, che torna sconfitta a Monterey, la piccola città di pescatori che aveva lasciato, piena di ambizioni, dieci anni prima. Fritz Lang e il direttore della fotografia Nicholas Musuraca restituiscono l’atmosfera spenta e salmastra dei luoghi e l’usura quotidiana del lavoro nella fabbrica di conserve con un’immediatezza viscerale e quasi neorealista. Alfred Hayes, sceneggiatore di sinistra che aveva collaborato con Rossellini e De Sica, adatta una pièce di Clifford Odets del 1941, portata sulle scene da Tallulah Bankhead nel ruolo di Mae. Il film non manda perduta la voce febbrile e ricercata di Odets, che Stanwyck interpreta con il consueto asciutto understatement, né la sua tormentata visione dei rapporti tra uomini e donne, che pur con disagio accetta la violenza maschile. Mae mette in guardia un corteggiatore definendosi “una di quelle donne che non sono mai soddisfatte”, e porta a luce cruda il conflitto e la contraddizione di tanti personaggi di Stanwyck: vuole un uomo che le dia sicurezza e protezione, ma non sopporta la vuota routine di una vita da moglie-e-madre. Così, dopo aver sposato l’onesto e insignificante pescatore Paul Douglas, cede all’attrazione per l’aggressivo, misogino miglior amico del marito, interpretato da Robert Ryan, in un tossico ribollire di arroganza e disprezzo di sé. Nella calda e soffocante cucina di lei, i due si girano intorno come tigri in gabbia. Ryan torreggia su Stanwyck e la forza a un bacio, ma anziché sembrare sopraffatta, è lei che comunica la più intensa eccitazione fisica, infilandogli le mani sotto la canottiera e afferrando la sua schiena muscolosa. La quarantacinquenne Stanwyck qui divide lo schermo con una fresca e luminosa Marilyn Monroe in uno dei suoi primi ruoli accreditati, e ancora irradia tutta la sua carica sessuale. Clash by Night si ferma prima del delitto che ne farebbe un noir, ma dipinge un mondo desolato quanto quello della poesia di Matthew Arnold Dover Beach, da cui Odets aveva tratto il titolo: un mondo che annega nella solitudine, nella gelosia, nel tradimento e nella delusione.
Imogen Sara Smith