Scheda Film
Ettore Scola, proveniente come sceneggiatore e regista dalla commedia all’italiana, entra nella sua fase matura con un affresco sulla generazione che ha vissuto la Resistenza e ha visto le proprie speranze deluse o si è trovata integrata nel sistema. Tre partigiani attraversano i decenni del dopoguerra: un infermiere (Manfredi), un critico cinematografico (Satta Flores) e un avvocato che farà fortuna (Gassman). A unirli e dividerli, l’amore per Luciana (Sandrelli). Il cinema di quegli anni accompagna l’evolvere e il precipitare della storia, e viene affettuosamente omaggiato in più punti, con apparizioni di De Sica e Fellini. Ma spiccano anche due personaggi secondari memorabili: la svampita Elide (Giovanna Ralli), rozza figlia di un palazzinaro romano nostalgico del fascismo, che sposa Gassman e si trasforma in donna sofisticata e infelice ‘alla Antonioni’, e appunto il padre di lei, il truce Romolo Catenacci, interpretato da un Aldo Fabrizi alla sua ultima grande interpretazione. “Io nun moro”, rantola Catenacci nell’ultima parte del film, e in effetti il suo personaggio rappresenta la persistenza di caratteri nazionali maligni e inestirpabili. Scola sceglie Fabrizi (che per questo ruolo vinse il Nastro d’argento come miglior attore non protagonista) come ideale maschera del romano buono e rassicurante, ma gli toglie ogni patina positiva e lo trasforma in un mostro. Allo stesso modo, la commedia di quegli anni si faceva sempre più amara e pessimista, trasformandosi in tragedia.
Emiliano Morreale
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