Scheda Film
Careful è un oggetto strano, elaborato e ornato nella sua dichiarata artificiosità. Il cinema si presenta qui come forma di espressione poetica, associazione di forme, iperbole degli effetti. Guy Maddin opera una rivisitazione dell’incesto e dei motivi psicoanalitici, facendone, attraverso l’onirismo, un supporto ironico. La città di Tolzbad è in equilibrio sull’orlo di un precipizio, nel timore che il minimo rumore possa provocare una valanga. Nel villaggio si intrecciano intrighi fondati su desideri incestuosi e rancori familiari. Maddin accosta deliberatamente due approcci. La sua estetica moltiplica i rimandi all’espressionismo tedesco (scenografie deformate alla Caligari, figure solitarie smarrite nel paesaggio come in Murnau) e rielabora tratti contemplativi del cinema muto (la didascalia, i filtri colorati). Il trattamento irreale delle cromie – dominate dalle gamme del giallo e del blu – e un alone luminoso completano la resa irreale di questo universo. Il fascino esercitato dai romanzi di Victor Hugo (The Man Who Laughs, progetto di Maddin) e più in generale dal romanticismo produce nell’opera contrasti barocchi. Un costante effetto di distanza finisce così per trasformare dall’interno l’ossatura poetica della superficie. La violenza si trasfigura in un gotico al tempo stesso sanguinoso e ridicolo (dita recise, una bocca sigillata dal fuoco). Le false prospettive, i fondali di cartapesta, la pista sonora sfasata e postsincronizzata che genera ora estraneità, ora incongruità, sottraggono al soggetto la sua gravità senza privarlo della sua singolarità onirica. Attraversato da fantasmi e riflessi cristallini, Careful finisce per imporsi come una fiaba pulsionale, un esercizio arduo in cui l’autore tenta di preservare la magia mentre ne espone il processo, elevando a dimensione senza tempo le figure del passato. Cinema come artificio.
Pierre Berthomieu, “Positif ”, n. 423, maggio 1996