Scheda Film
Brighton Beach ritrae l’amato quartiere di Brooklyn noto come il ‘paradiso dei poveri’ – il sole, la sabbia, gli slip da bagno e i bikini. Questo gioiello cinematografico a lungo perduto evoca con affetto lo spirito del leggendario lungomare, dove una macchina da presa in modalità cinéma vérité immortala una galleria di personaggi eccentrici, animati dall’energia della Brooklyn degli anni Settanta, alternando queste immagini a quelle dei loro omologhi degli anni Trenta. Girato
splendidamente nell’arco di quattro anni, Brighton Beach si dispiega attraverso momenti spontanei e non sceneggiati, offrendo un ritratto profondamente umano dei semplici piaceri della vita e della silenziosa tenacia di una comunità variegata e in continua evoluzione, unita da un tacito senso di sradicamento. Man mano che le registe Carol Stein e Susan Wittenberg svelano i diversi strati dell’anarchia organizzata del quartiere, vediamo ciò che Jonas Mekas definì “la sua squisita bruttezza e la sua buffa tristezza”. Brighton Beach immerge lo spettatore nelle comunità di immigrati – in prevalenza portoricani ed ebrei sovietici – che si mescolano ai residenti di lunga data, flirtando, scambiandosi sguardi furtivi, raccontando storie. Possiamo assistere alle esibizioni delle leggendarie Barry Sisters – imperdibili per i cultori del kitsch yiddish – e ammirare i nuotatori del Polar Bear Club che sfidano le gelide acque invernali. Questo film senza tempo è anche la storia di immigrati che cercano di farcela in America, impegnati nell’eterna lotta per conservare la propria dignità quando si è costretti a vivere con pochi spiccioli. Divertente, ironico e toccante, è il ritratto di un melting pot che resiste all’assimilazione.