Scheda Film
Non c’è altro modo di sapere che cos’è davvero un film muto imbibito e virato se non vederne uno. Quindi venite a vedere Bílý ráj; non perdete l’esperienza unica di una copia positiva in bianco e nero, colorata per imbibizione e per viraggio, una copia vera e non un facsimile, un riversamento, un’approssimazione, una simulazione.
È un’esperienza stupenda, perché si può semplicemente prender posto e guardare il film, senza essere disturbati da dubbi e malumori su come dovrebbe o potrebbe essere, senza l’abituale sofferenza del non vedere mai un nero-nero né un bianco-bianco, e del constatare che di base è tutto in qualche modo sbagliato. Ed è una visione entusiasmante, con molti punti esclamativi. Lo scintillio della neve! L’azzurro e il bianco! C’è anche una trama – il bel protagonista accusato di un delitto commesso dal cattivo ragazzo, una madre malata, un’eroina cenerentola, inseguimenti e imprevisti – che non interferisce troppo con il piacere di trovarci in presenza di tanto traslucido splendore. Un capolavoro avrebbe reso più difficile capire quanto davvero può contare il colore; mentre questo amabile film medio, con il dream team cecoslovacco Karel Lamač e Anny Ondráková e l’inappropriato titolo White Paradise, dimostra al di là d’ogni dubbio che il colore può fare la differenza.
Mariann Lewinsky
Come raccontò l’assistente di laboratorio Frantíšek Rubáš, i colori furono oggetto di particolare attenzione: “Lamač portò dalla Germania ricette di tinte e coloranti all’anilina, e durante il tempo libero feci molti esperimenti per stabilire un preciso programma di viraggi e imbibizioni per ciascuna sequenza di Bílý ráj. Il risultato fu davvero splendido. Le scene sulle montagne assolate erano gialle, quelle serali e notturne erano blu, il tramonto era una combinazione di viraggio blu ed eosina rosa, gli interni illuminati dalle lampade al petrolio erano arancione, e c’erano altri effetti di colore, tutti scelti con estrema cura per dare un’impressione di naturalezza e sottolineare l’azione del film”. Il film esibisce effettivamente una gamma eccezionale di colori: tre diverse imbibizioni, viraggi blu e marroni e due combinazioni (viraggio blu e imbibizione gialla; viraggio blu e imbibizione rosa).
La fonte del restauro è stata una copia nitrato unica. Sotto la supervisione del Národní Filmový Archiv di Praga, un positivo in bianco e nero su supporto acetato prodotto dalla copia nitrato nel 1997 con procedimento di stampa sotto liquido è stato sottoposto a delicati viraggi e imbibizioni basandosi sui colori originali. Il restauro è stato effettuato nel 2016 da Jan Ledecký con un metodo che non richiede di tagliare e giuntare la pellicola.
Jeanne Pommeau