Scheda Film
Al ritorno da uno dei suoi viaggi di lavoro, Jerzy Michałowski, inviato speciale e affermato esperto di questioni internazionali, apprende che la moglie Ewa vuole il divorzio e se n’è andata con la loro figlioletta. È l’inizio del progressivo crollo di tutti gli elementi che componevano la vita di Jerzy e ne facevano un’esistenza riuscita. […] Bez znieczulenia appartiene alla maturità di Wajda. Si colloca cronologicamente tra L’uomo di marmo (1976) e L’uomo di ferro (1981), ma manifesta una sottigliezza ben maggiore rispetto a questi due film nel rapporto che qui si stabilisce tra la forma del racconto, levigata, neutra, quasi documentaria, e il contenuto stesso della narrazione: la brutale e inspiegabile spoliazione di ogni conquista del protagonista, che lo condurrà dritto alla morte. Questa assenza di causalità apparente conferisce alla breve vicenda del protagonista un carattere kafkiano che genera un senso di disagio e di asfissia. Wajda ha voluto denunciare, attraverso questa modalità narrativa, la persistenza di una mentalità staliniana secondo cui nessun individuo può essere considerato un soggetto realmente padrone di sé, ma piuttosto un oggetto di cui il potere politico dispone a proprio piacimento, utilizzandolo o respingendolo a seconda delle proprie necessità. È l’ingerenza – e la dittatura – del politico a tutti i livelli dell’esistenza individuale che Wajda rappresenta in questo film enigmatico in modo al tempo stesso molto sobrio e fortemente spettacolare. Notevole l’interpretazione di Zbigniew Zapasiewicz, apparso l’anno prima nell’eccellente Colori mimetici di Zanussi, film non privo di affinità tematiche con questo, ma in cui l’attore interpretava un ruolo opposto, quello di un cinico ambizioso e vincente.
Jacques Lourcelles, Dictionnaire du cinéma. Les films, Editions Robert Laffont, Parigi 1992