Scheda Film
Per anni, a proposito di Bellissima, si è scritto quasi esclusivamente del suo aspetto più evidente e concretamente visibile: quello di ritratto di un personaggio, disegnato a tutto tondo, con una storia cucita addosso alla perfezione, come a farne meglio risaltare spigolosità e sinuosità, riottosità e dolcezze. E in questo ‘ritorno al personaggio’ – non solo da parte di un autore che aveva esordito con un melodramma veristico a più voci e aveva proseguito con storia dalle forti connotazioni corali, ma soprattutto in un cinema dove la linea maestra pareva essere, e sotto molti aspetti era, quella del personaggio collettivo, del cronachismo ambientale, del quadro sociale – parvero soprattutto consistere lo scarto di Visconti dalla linea portante del neorealismo […]. A tale impressione, d’altronde, contribuivano le stesse dichiarazioni viscontiane, le quali non solo mettevano in luce l’interesse al ‘personaggio’, ma anche al lavoro con (e su) un tipico supporto del ‘film a personaggio’: l’interprete, l’attrice, anzi la “diva”, come il regista stesso teneva a definire la Magnani. […]
L’ipotesi è che […] quello del ‘mondo del cinema’ in Bellissima non sia affatto un “falso scopo” e che invece(chi può dire quanto consapevolmente e programmaticamente, e quanto no!) ciò che ha spinto Visconti verso quel soggetto sia stata la volontà di fare filtrare tramite un personaggio robustamente costruito e interpretato una verità di ben altra portata storica: che il cinema italiano del dopoguerra aveva cessato di essere il portatore e l’interprete della coscienza nazionalpopolare; che l’utopia neorealistica non aveva più nemmeno qualche precario fondamento residuo; che il rapporto fra ‘popolo’ e ‘cinema’ era ormai soltanto il rapporto tra un’illusione irrealizzabile e una macchina inesorabile; che, per adoperare le parole di Visconti, proprio a proposito di Bellissima nel cinema italiano “siamo di nuovo in periodo d’involuzione”. […] Appare chiaro che il terzo lungometraggio viscontiano costituisce già quel ‘superamento del neorealismo’ di cui il successivo Senso sarà poi più alta e più evidente espressione. […] Bellissima è uno dei primi e dei più consapevoli atti di morte dell’utopia neorealistica.
Lino Miccichè, Visconti e il neorealismo: Ossessione, La terra trema, Bellissima, Marsilio, Venezia 1998