Scheda Film
Nel 1983-1984 Amos Gitai lavora per la televisione in Europa, accettando film su commissione messi in onda nell’ambito di trasmissioni d’informazione. Viaggia attraverso l’Asia, dove realizza, uno dietro l’altro, Ananas e Bangkok-Bahrein, due film che trattano la circolazione e lo sfruttamento delle merci. […] Ananas studia il funzionamento di una multinazionale, la Castle & Cook Company, che è la più grande azienda al mondo produttrice di ananas e che molto tempo addietro aveva acquistato la Dole Pineapple Company, fondata nel 1900 da James Dole. […] Amos Gitai si interessa, in anticipo sui tempi, di globalizzazione e decentramento della produzione industriale: quello che, negli anni Ottanta, si chiamava ancora – facendo riferimento alla terminologia marxista – “imperialismo economico”. Da San Francisco alle Hawaii, passando dalle Filippine per finire in Giappone, il film segue il tragitto dell’ananas, dalle immense piantagioni riprese a perdita d’occhio alle industrie di imballaggio fino alla stampa delle etichette che, alla fine della catena, vengono incollate sulle scatole di conserva da distribuire nei supermercati. Ananas è un documentario molto puntuale sul processo di produzione e sull’intrecciarsi delle relazioni economiche e finanziarie fra stati e multinazionali. Al di là dell’impresa economica di una multinazionale in una regione o in uno stato (prima le Hawaii, che nel 1959 divennero il cinquantesimo stato americano, poi le Filippine, dove la mano d’opera costa molto meno cara), il film descrive i rapporti che intercorrono fra un’economia dominante e il potere politico e militare (all’epoca la dittatura di Marcos nelle Filippine) o religioso (la famiglia Dole, originaria di San Francisco, era ugualmente composta da missionari). Ma ‘globalizzazione’ è diventato il termine soft che indica un regime di dominazione fondato sul potere assoluto delle multinazionali, alleate con regimi autoritari o militari. È quello che il film mostra e, in un certo senso, dimostra: i lavoratori filippini, uomini e donne, quando lavorano la terra o nelle catene di montaggio delle fabbriche, sono sfruttati.
Serge Toubiana, Il cinema di Amos Gitai: frontiere e territori,
Bruno Mondadori, Milano 2006