PROIEZIONE

ALL THE PRESIDENT’S MEN

ALL THE PRESIDENT’S MEN

In questa proiezione

ALL THE PRESIDENT’S MEN

Cast and Credits

Sog.: dall’omonimo saggio (1974) di Carl Bernstein e Bob Woodward. Scen.: William Goldman. F.: Gordon Willis. M.: Robert L. Wolfe. Scgf.: George Jenkins. Mus.: David Shire. Int.: Dustin Hoffman (Carl Bernstein), Robert Redford (Bob Woodward), Jack Warden (Harry Rosenfeld), Martin Balsam (Howard Simons), Hal Holbrook (‘Gola profonda’), Jason Robards (Ben Bradlee), Jane Alexander (Judy Hoback Miller), Meredith Baxter (Debbie Sloan), Ned Beatty (Dardis), Stephen Collins (Hugh Sloan). Prod.: Walter Coblenz per Wildwood Enterprises. DCP. Col.

Scheda Film

Forti colpi di macchina da scrivere. Cigolio della rotella che gira sui telefoni di bachelite. Rumore bianco di telescriventi e voci anonime. Fruscio di carta, dovunque: libri, fascicoli, giornali, soprattutto blocchi per appunti sui quali si può quasi sentire lo scorrere veloce delle matite, bellissime matite che forniscono anche tocchi di colore, il giallo delle Ticonderoga, l’antracite delle Palomino. Piedi (di direttore) allungati sulla scrivania, la leggenda ha le sue posture. Riprese dall’alto (maestria di Gordon Willis) svelano come da un altro pianeta la geometria della redazione del “Post”, i cerchi concentrici della Library of Congress, file di auto nel silenzio plumbeo di Washington. L’atmosfera è innaturale. Sembra si attenda un’invasione degli ultracorpi. E invece arriva solo il manipolo di maldestri spioni che nel 1972 innescarono il caso Watergate, portarono alle dimissioni di Nixon e al dilagare d’una già viva ossessione del complotto nella cultura americana. A Pakula non interessa però il dato paranoico (sul quale s’è già speso in Perché un assassinio) e in verità nemmeno quello storico. Il film procede metodico, ellittico e piuttosto incomprensibile, a meno che non si sia già ben informati dei fatti: netto su sfondo opaco, emerge solo lo slancio di giornalismo crusader che portò la coppia ‘Woodstein’ a mandare all’aria una presidenza americana. Redford e Hoffman corrono ciuffo al vento nel labirinto delle scrivanie, setacciano documenti, incalzano testimoni, casa per casa. Loro una vera casa non sembrano averla, e nemmeno una vita: loro sono giornalisti, e come mastica tra i denti il Ben Bradlee di Jason Robards, “qui in gioco ci sono solo la libertà di stampa e il futuro della nazione”. La trovata drammaturgica migliore resta lo spazio buio del garage da cui ‘Gola profonda’ rilascia allusioni oracolari: se vuoi la verità “follow the money”, ripeteranno le generazioni future (e quasi sempre sarà vero). All the President’s Men è un film che dosa la retorica e non fa appello alle emozioni. Però certo oggi, pensando al “Post” com’era e al “Post” com’è, e a tutto ciò che di temibile e desolante gli sta intorno, un certo sconforto non è facile tenerlo a bada.

Paola Cristalli

Copia proveniente da
Per concessione di
Restauro in 4K realizzato da

Crediti di restauro

Restaurato in 4K nel 2025 da Warner Bros. presso il laboratorio Motion Picture Imaging, a partire dal negativo camera originale 35mm. Restauro sonoro effettuato presso il laboratorio Post-Production Sound, a partire dal mix mono originale. Grading supervisionato da Sheri Eisenberg.

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