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ALL I DESIRE

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Cast and Credits

Sog.: dal romanzo Stopover (1951) di Carol Ryrie Brink. Scen.: James Gunn, Robert Blees. F.: Carl Guthrie. M.: Milton Carruth. Scgf.: Bernard Herzbrun, Alexander Golitzen. Mus.: Joseph Gershenson. Int.: Barbara Stanwyck (Naomi Murdoch), Richard Carlson (Henry Murdoch), Lyle Bettger (Dutch Heinemann), Marcia Henderson (Joyce Murdoch), Lori Nelson (Lily Murdoch), Maureen O’Sullivan (Sara Harper), Richard Long (Russ Underwood), Billy Gray (Ted Murdoch). Prod.: Ross Hunter per Universal – International Pictures Co., Inc. DCP. D.: 80’. Bn.

Scheda Film

Nel più complesso dei suoi ruoli materni, Barbara Stanwyck è Naomi Murdoch, che ha abbandonato il marito e i tre figli – uno poco più che neonato – per una carriera sul palcoscenico. Ancora oggi, una donna simile potrebbe essere giudicata un mostro, ma il film di Sirk – primo della serie di melodrammi realizzati insieme al produttore Ross Hunter per la Universal – coglie tutta la sfumata ambivalenza della storia. Dopo dieci anni Naomi decide di tornare in visita nella piccola città e alla famiglia che ha lasciato, e il suo arrivo mette in moto una quieta tempesta di rimorsi, risentimenti e conflitti. Sirk avrebbe voluto mantenere il titolo originale del romanzo di Carol Ryrie Brink uscito nel 1951, Stopover, che implicava la provvisorietà di quel ritorno. Hunter insistette per un titolo più suggestivo, e per un finale più ottimistico. La scena in cui Naomi si avvicina alla sua vecchia casa e resta fuori, a guardare le finestre illuminate, è tra i momenti più belli del cinema di Sirk, carico degli echi di Stella Dallas, Ricorda quella notte e altri film ancora. Stanwyck supera il sentimentalismo della situazione e il manierismo un po’ inizio secolo che pervade il film con la sua lucida intensità, la sua capacità di resa interiore; come il critico Dan Callahan ha scritto a proposito di questi primi piani, “è come se potessimo vedere i segreti ingranaggi del suo talento, il fondo del suo essere”. In entrambi i suoi film con Sirk (il secondo sarà, nel 1956, Quella che avrei dovuto sposare, elegiaco ultimo incontro con Fred MacMurray), Stanwyck turba gli equilibri ipocriti di una famiglia borghese con un’onestà diretta e devastante. La regia fluida e sensibile di Sirk rende omaggio alla sua finezza ed economia d’interprete. “C’è una straordinaria, tragica compostezza in lei” osservò. “Non la abbandona e non la esibisce mai, ma è sempre lì, questa profonda malinconia che l’accompagna. Barbara mi ha sempre colpito come qualcuno che – come posso dire? – che in qualche modo ha subito l’urto della vita. Perché c’era in lei una vera profondità”.

Imogen Sara Smith

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