Scheda Film
Questo jidai-geki (film in costume) comico, girato con il procedimento a colori nipponico Konicolor e pervaso di umorismo e di satira politica, vede l’esordio al cinema del leggendario attore kabuki Kanzaburo Nakamura XVII (1909-1988) nel ruolo del protagonista, un magistrato del periodo Edo che si innamora della bellissima moglie del mugnaio e tenta di sedurla durante una festa paesana notturna durante la quale il cosiddetto yobai (intrusione notturna, cioè lo scambio di mogli) è consentito per tutta la durata del suono dei tamburi. Ineko Arima, che impersona la moglie, era stata una diva della compagnia interamente femminile del teatro Takarazuka e sarebbe stata ricordata per le sue interpretazioni in Tokyo boshoku (Crepuscolo di Tokyo, 1957) e Higanbana (Fiore d’equinozio, 1958) di Yasujiro Ozu, e in Ningen no joken (La condizione umana, 1958-1961) di Masaki Kobayashi.
Salutato dal recensore di “Kinema Junpo” come un capolavoro del cinema nazionale, il film è tratto da un’opera teatrale di Junji Kinoshita (1914-2006), grande drammaturgo giapponese nonché autorevole traduttore dei drammi di Shakespeare. Il suo testo si ispirava al romanzo El sombrero de tres picos (Il cappello a tre punte, 1874), dello spagnolo Pedro Antonio de Alarcón y Ariza (1833-1891), da cui Manuel de Falla aveva tratto un balletto. La produzione teatrale di Kinoshita spaziava dalle storie popolari alle riflessioni sociopolitiche, tra cui un dramma sul processo di Tokyo e uno sulla vita di Richard Sorge, agente segreto tedesco per conto dell’Unione Sovietica che fu condannato a morte in Giappone nel 1944.
La lettura in chiave comica che Kinoshita riserva alle differenze di classe del feudalesimo ben si adatta a Satsuo Yamamoto (1910-1985), regista di sinistra e membro del Partito comunista giapponese. Molti dei film di Yamamoto erano produzioni indipendenti di tono sociopolitico e didattico: tra esse, Pen itsuwarazu: Boryokugai no machi (La città della violenza, 1950) descriveva l’attività di un giornalista impegnato contro il crimine organizzato; Shinku chitai (Zona evacuata, 1952) era un feroce atto d’accusa contro la brutalità dell’esercito giapponese; e Taifu sodoki (Gran baccano per un tifone, 1956) era una brillante ed eloquente satira sulla corruzione politica di piccolo calibro. Perfino tra i film più commerciali di Yamamoto, realizzati principalmente per la Daiei, c’erano lavori socialmente impegnati come Akai mizu (L’acqua rossa, 1963), altra satira sulla politica di provincia, e Shiroi kyoto (La torre d’avorio, 1966), una denuncia dell’etica medica giapponese.