Scheda Film
Mario Camerini (che c’entra sempre quando si parla di cinema italiano) ha avuto la genialità di costruire due triadi di aiuti-registi: nel suo rossiniano Figaro e la sua gran giornata Raffaello Matarazzo, Giuseppe Fatigati e Mario Soldati; in Il documento, recentemente ritrovato dalla Cineteca del Friuli, Mario Monicelli, Giulio Morelli e Clemente Fracassi; l’ultimo dei tre sempre nel ruolo di ciacchista (in una catena per cui è il ciacchista Soldati a introdurre come ciacchista Fracassi nel secondo film). Fatigati prima e Fracassi poi diventeranno uomini affidabili della macchina produttiva del cinema italiano, entrambi specializzati nei film-opera, con il secondo, però, capace anche di ritagliarsi importanti ruoli produttivi nell’immenso Sissignora di Poggioli e poi nei più memorabili Fellini prodotti da Rizzoli. Però Fracassi, pur schivo quando si alludeva alle sue regie, aveva un’indubbia tempra d’autore: se il primo e l’ultimo dei suoi soli quattro film hanno un che di derivativo dal mélo in costume, seppur interessanti (Romanticismo e Andrea Chénier), gli intermedi Sensualità e Aida risplendono per singolarità nel panorama del cinema italiano, paragonabili solo a qualche Matarazzo (Giuseppe Verdi o La risaia; al primo lo unisce il Ferraniacolor, che è stato tra i più affascinanti marchi di colore della storia del cinema). Allora sia detto chiaramente che per La dolce vita Fracassi non era un ragazzo di bottega, bensì il catalizzatore del suo spirito cosmopolita. In Sensualità non solo introduceva la vicenda dell’esodo istriano (come La città dolente di Bonnard cui collaborò Fellini) ma la traduceva in un turgore da mélo ispano-messicano. Aida ben rinnova il fascino egizio che fece nascere l’opera di Verdi, inventando una diva (Loren) doppiata dalla diva Tebaldi (mentre nei Gallone le voci erano spesso meno auratiche).
Sergio M. Grmek Germani