Scheda Film
Quella che inizialmente sembra la garbata rappresentazione di un’inglese all’estero, portata a spasso su una Rolls-Royce d’epoca lungo il Mediterraneo – il tutto immerso nei toni pacati e saturi dell’Eastmancolor – si rivela in realtà una storia di rapina freddamente orchestrata che degenera in omicidio. Il criminale ferito e in fuga si rifugia in una casa buia e fatiscente sulla spiaggia, dove tiene in ostaggio un espatriato inglese, recluso e alcolizzato, assoggettandolo alla propria volontà. I consueti giochi di potere di Joseph Losey, già evidenti in La tigre nell’ombra (1954) e destinati a essere sviluppati nel Servo (1963), Money from Home costituiscono qui il principale motivo d’interesse. Lo spietato assassino inizia infatti a formulare ipotesi sul passato dell’uomo con un linguaggio sprezzante e provocatorio: è forse un ex playboy caduto in disgrazia? Un poeta fallito? Un chirurgo disonorato? Sceneggiato dall’innovativo scrittore e futuro regista della Hammer Jimmy Sangster, qui al suo esordio, il film riflette perfettamente i temi ricorrenti di Losey, maturati durante il suo esilio da Hollywood: occultamento dell’identità, fuga e crudeltà (il gesto di bruciare una pagina di versi per accendere il fuoco rappresenta la più potente evocazione della violenza intrinseca del personaggio). Il film non può che essere letto come una metafora della vita e della guarigione in esilio, firmata dal più moderno dei registi americani finiti sulla lista nera. Ciò che risulta singolare in questo cortometraggio è che, per la prima volta in un’opera post-hollywoodiana di Losey, nei titoli di testa appare il suo vero nome, e non uno pseudonimo, cosa che non accadrà nei lungometraggi fino a L’alibi dell’ultima ora (1957). Questo con ogni probabilità era dovuto alla libertà di cui godeva uno studio di piccole dimensioni come la Hammer.
Ehsan Khoshbakht