PROIEZIONE

1902: Plein air e una piccola consolazione

1902: Plein air e una piccola consolazione

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Scheda Film

La luce è il cuore della fotografia. Nei primi anni del cinematografo la luce naturale era per i registi la prima opzione. A (ri)leggere Les Vues cinématographiques pubblicate da Georges Méliès nel 1907 una cosa balza agli occhi: per Méliès lavorare con la luce naturale era unincubo. Dal punto di vista odierno è toccante leggere i commenti emotivi del cineasta sulla crudeltà delle nuvole in movimento durante leriprese (nel suo studio per molto tempo illuminato solo dalla luce del sole). Ma l’illuminazione naturale era allora una scelta obbligata per molti operatori, che si affidavano quasi interamente alla luce diurna. L’illuminazione artificiale era ancora un’opzione molto complicata e costosa. Così gli operatori si recavano spesso all’esterno per girare i loro film (come durante le riprese della maggior parte dei film francesi presentati in questo programma). Oltre alle macchine da presa, un’altra invenzione tecnica divenne onnipresente sulle strade agli inizi delVentesimo secolo: le biciclette conquistarono lo spazio pubblico e con regolarità anche i fotogrammi delle pellicole (per esempio [LadiesTraining for Cycle Races]). Le suffragiste proclamarono la bicicletta una “macchina della libertà” per le donne: le biciclette di sicurezza (siveda Rudge-Whitworth – Britain’s Best Bicycle) garantirono loro una maggiore mobilità sociale. Il continuo aumento della circolazione sullestrade permise ai registi di cogliere l’essenza del cinema, il movimento. Molti film ci mostrano incidenti stradali assurdi ed esilaranti (comeHow to Stop a Motor Car), pratica cinematografica mai passata di moda (basti pensare, oggi, al successo della pressoché interminabile sagad’azione Fast & Furious). I registi dell’epoca si occuparono inoltre di questioni sociali come la povertà (è il caso della maggior parte dei filmbritannici di questo programma). L’infinita lotta tra le autorità e i poveri è una fonte inesauribile di materiale per le sceneggiature.Contrariamente alla realtà, queste storie sono per lo più a lieto fine. In tal senso, esse permettono il consolidarsi di uno dei poteri più imbattibilidel cinema: l’offerta di un sospiro di sollievo, di un istante di tregua.

Karl Wratschko

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