Scheda Film
Grazie alla loro insuperabile filmogénie, le danze occupavano un posto d’onore nella cinematografia delle origini. E per la stessa ragione i film di danza sono facilmente apprezzati dal pubblico moderno, centoventi anni dopo. Documentando i balli alla moda e le stelle del palcoscenico dei primi decenni del Ventesimo secolo, il cinema delle origini è una vera miniera per gli appassionati di questi spettacoli. Le cinque vedute Lumière nn. 1350-1354 mostrano il cakewalk, una danza di origini afroamericane presentata per la prima volta a Parigi nella stagione 1902-1903 da una compagnia piacevolmente mista composta da ballerini bianchi e neri, tra i quali spiccano i nomi di Mrs. e Mr. Elk, dei fratellini Ruth e Frederick Walker e delle sorelle adolescenti Nina e Jeanne Pérès.
Le danze orientali sono giunte a Parigi ancora prima, nell’ambito delle esposizioni universali; danzatrici del ventre e Ouled Naïl rappresentano le culture colonizzate nell’immagine di una donna esotica, erotica, disponibile. Le ballerine europee come Cléo de Mérode, Ruth St. Denis, Mata Hari e Stacia Napierkowska reinterpretano invece la danza erotica a proprio vantaggio, assicurandosi la licenza di concedersi un seducente grado di mistero e nudità.
Enormemente popolare sin dalla sua pubblicazione nel 1719, Robinson Crusoe è stato continuamente adattato in ogni epoca e in ogni tipo di spettacolo: come pantomima, opera, féerie, spettacolo di lanterna magica. Nel 1902 Georges Méliès ne trasse una versione cinematografica, della quale è sopravvissuta una copia unica, quasi completa e interamente colorata a mano, donata nel 2011 alla Cinémathèque française dal collezionista Olivier Auboin-Vermorel. Una meraviglia. “Les Aventures de Robinson Crusoé è diverso dagli altri film di Méliès. Certo, è pieno di energia e di trucchi dinamici simili a quelli visti in Le Voyage dans la lune, realizzato qualche tempo prima: sovrimpressioni, sparizioni, riapparizioni, effetti pirotecnici, straordinarie dissolvenze incrociate, l’‘apoteosi’ dell’ultimo quadro… Ma soprattutto – ed è proprio questo che la miracolosa riesumazione di questa splendida copia nitrato ci ha rivelato – il Robinson Crusoé di Méliès è un film che sfrutta magnificamente il colore come un linguaggio altrettanto importante dei trucchi e del montaggio” (Laurent Mannoni).
Mariann Lewinsky