CONVENTION
Cinque giornate di studio sulla conservazione delle pellicole
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Che la Mostra Internazionale del Cinema Libero si trasferisca da Porretta a Bologna dopo un quarto di secolo dalla sua prima manifestazione è cosa che non potrà inquietare nessuno dei suoi amici e frequentatori fedeli, i quali tutti sanno che in effetti la Mostra è sempre stata bolognese, specie a partire dalla costituzione della Commissione Cinema e, più tardi, della Cineteca comunale. Il gruppo di operatori e intellettuali che ha dato vita alle imprese della Mostra, pur muovendo da vari centri regionali e nazionali (da Roma e da Milano in particolare), ha sempre più direttamente fatto capo a quel nucleo di energie il cui luogo di lavoro e di incontro è rappresenta to dall’istituto cinetecario del Comune, si che la Mostra del Cinema Libero è divenuta effettivamente per molti aspetti una delle molteplici attività culturali promosse dalla Cineteca e dalla Commissione Cinema. Del resto i principali convegni organizzati dalla Mostra si svolgono da molti anni proprio a Bologna nella sede della Cineteca.
Dal rapporto con la Cineteca bolognese la Mostra ha derivato la sua qualità di istituto permanente di cultura, che la differenzia nettamente dalla quasi totalità dei numerosi festival che accendono le loro luci una volta all’anno nella penisola; la Cineteca per suo conto ha potuto allargare attraverso la Mostra l’ambito dei propri interventi e del proprio prestigio.
Trasferendosi a Bologna (la prima edizione bolognese avverrà presso il Cinema Lumière, in via sperimentale e in forma ridotta, nel prossimo dicembre) la Mostra è costretta in primo luogo a ripensare e approfondire la formula del cinema libero che dal 1960 ad oggi rappresenta il nucleo della sua identità. La storia della Mostra infatti è anche la storia dei ripensamenti e approfondimenti che, nelle singole circostanze della storia culturale in cui ha operato, hanno di volta in volta definito il problema della libertà in rapporto al cinema. Già agli inizi la Mostra presenta un carattere specifico di anti festival che, pur con diverse valenze, resterà un dato permanente della sua immagine. Nelle manifestazioni degli anni ’60 il cinema libero vuol essere cinema di idee, contrapposto da un lato ai prodotti dell’industria culturale che approdavano a Venezia e a Cannes, dall’altro lato ai prodotti ideologici e celebrativi che venivano premiati al festival di Karlovy Vary. Tra il ’64 e il ’69, in sintonia con la cultura della contestazione giovanile, l’idea del cinema libero si sviluppa in una direzione sperimentale e la Mostra allarga la propria attenzione alle esperienze avanguardistiche, cioè a quei fenomeni di trasgressione del linguaggio cinematografico che rovesciano. il sistema comunicativo dell’industria culturale nella comunicazione della rottura della comunicazione», secondo la formula marcusiana allora trionfante (il ’64 in particolare fu l’anno in cui Porretta rivelò l’underground americano e venne premiato Scorpio Rising di Kenneth Anger). Questa fase culmina nel ’71 con l’affermazione dell’autonomia politica della cultura o meglio, come allora si diceva, della produzione teorica in quanto pratica autonoma. Partendo da un ripensamento critico di queste esperienze, negli anni ’70 la riflessione sul cinema libero si svolge secondo due direzioni convergenti:
1) quella della produzione culturale concepita come libera produzione di rapporti sociali (nel ’73 in particolare con il convegno bolognese Erotismo eversione merce, di cui furono protagonisti Pasolini e Guattari, il cinema libero si misura criticamente con la teoria delle economie libidiche e la dissoluzione del soggetto nella schizofrenia dei flussi desideranti);
2) la direzione neo istituzionale che tende a trasformare i festival in istituti permanenti di cultura, garanti come tali di una produzione non asservita alle scelte della pratica festivaliera più diffusa. Seguendo questa seconda direzione, la Mostra rinuncia anche all’ultimo residuo di ambiguità che si portava dietro dalle origini, implicito nella sua fisionomia di istituzione anti istituzionale.
La fase più recente del lungo percorso entro il problema della libertà è quella degli anni ’79-’85: la Mostra prende atto della «morte del cinema», dissolto nella società della tecnica, vale a dire nei grandi apparati della comunicazione visiva e nei micro-apparati elettronici dell’informazione; divenuto spettacolo illimitato, il cinema si rovescia nel sociale, che a sua volta si fa spettacolo, autorappresentazione. Il problema della libertà si colloca allora all’interno di una età post cinematografica in cui il cinema, recuperandosi da se stesso e dalla propria morte, riacquista il proprio limite e si libera in un progetto di cinema differente o cinema di pensiero. Viene da questo progetto una serie di manifestazioni rivolte a riconoscere un cinema europeo, estraneo alla grande macchina tecnologica d’oltre Atlantico (il momento culminante di questa fase è rappresentato dalla mostra del 1981 che portava il titolo significativo di Viaggio sul Reno). Resta il presente, il definitivo trasferimento della Mostra a Bologna. Anche questo passo arricchisce di un senso ulteriore il concetto di libertà del cinema. Il più stretto rapporto che la Mostra instaura con la Cineteca e con l’attività da cine – studio della sala Lumière (dunque con le sedi specifiche in cui il cinema si riconosce attraverso la memoria di sé, cioè attraverso la storia del proprio linguaggio) porta il problema della libertà a coincidere con quello dell’autonomia degli istituti culturali, che solo in quanto autonomi possono produrre cultura nella forma di rapporti sociali differenti.
Pietro Bonfiglioioli
Trasferendosi dalla natia Porretta Terme in città, la rassegna concentra il proprio interesse sui problemi della conservazione e diffusione del patrimonio cinematografico e sul giovane cinema indipendente italiano
La Mostra Internazionale del Cinema Libero, che, nata a Porretta Terme nel 1960, ivi si è svolta con cadenza dapprima biennale, poi annuale, lascia quest’anno i suoi monti per tenere la XV edizione a Bologna, dove del resto aveva già tenuto convegni di studio e, l’inverno scorso, una replica ampliata della XIV edizione.
Due distinte rassegne di film si svolgeranno nel suo ambito, dal 10 al 14 dicembre prossimi, al cinema Lumière, la sala pubblica della Cineteca Comunale di Bologna. La prima, costituita da un gruppo di classici dello schermo, le cui copie (sottoposte in alcuni casi ai necessari restauri) sono conservate nelle principali Cineteche d’Europa, affiancherà un Convegno organizzato dall’Istituto per i Beni Culturali della Regione Emilia Romagna e dalla Cineteca Comunale di Bologna in collaborazione con la Cineteca Nazionale e il Dipartimento Musica e Spettacolo dell’Università di Bologna, sotto il patrocinio dell’Assessorato alla Cultura della Regione Emilia- Romagna sul tema: «Esperienze e prospettive della conservazione e diffusione del patrimonio cinematografico (giovedì 11 e venerdì 12 dicembre).